IL REFERENDUM COSTITUZIONALE IN GHANA E' STATO ANNULATO: LA SFIDA PRINCIPALE RESTA LA CRISI DELLO STATO DI DIRITTO

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Il Presidente Nana Akufo-Addo, ha annunciato in un discorso, trasmesso dall’emittente televisiva nazionale, che il referendum, previsto per il prossimo 17 Dicembre è stato annullato. Il motivo della decisione sarebbe l’incapacità delle forze politiche, del governo e dell’opposizione, di trovare un accordo solido sulla questione.

Durante il discorso il Presidente ha dichiarato che il Governo continuerà a lavorare per raggiungere un ampio consenso nazionale sottolineando l’importanza del tema, che non può essere trattato come una qualunque questione partitica: “Ci deve essere un chiaro consenso nazionale e un accordo tra la politica e la popolazione sul fatto che tale disposizione, così radicata, non curi realmente l’interesse dalla popolazione e che, quindi, debba essere rimossa”. L’obiettivo del referendum era l’eventuale modifica dell’art 55, c.3, della Costituzione del 1992, che vieta ai partiti politici di promuovere e sostenere i candidati alle elezioni dei governi locali.

Il Ghana viene considerato come un faro della democrazia in Africa. Dal 1992 infatti, gode di un sistema multipartitico, in cui i partiti dell’opposizione hanno la reale possibilità di partecipare alla campagna elettorale e di alternarsi al potere. Inoltre non si sono registrati, negli anni, molti episodi di violenza pre-elettorale ed è stata rispettata la segretezza del voto degli elettori. Secondo i dati di Freedom House del 2018, il Ghana ha ottenuto un punteggio di 1 su 7 (1 libero; 7 non libero) nella sfera delle libertà politiche, e una valutazione globale della libertà pari a 1,5 su 7.

Tuttavia sono presenti diverse contraddizioni che rallentano il processo di democratizzazione ghanese. Nonostante il divieto, i partiti politici in Ghana, ad esempio supportano i loro candidati attraverso diverse strategie che mirano a catturare la fiducia degli elettori. Questo sostegno si basa ad esempio sulla costruzione di un rapporto di fiducia stabile tra i candidati, i partiti e la popolazione nelle aree locali. Sono frequenti infatti le visite nelle aree più critiche, la distribuzione di cibo o altri aiuti nelle zone rurali in difficoltà, o la partecipazione alle iniziative religiose nelle chiese e nelle moschee locali.

Questo “non allineamento” tra il sistema giuridico formale e la realtà, si riscontra anche in altri aspetti, come nella lotta alla corruzione. La legge anticorruzione, ad esempio, è disciplinata dal codice penale che criminalizza la corruzione, l’estorsione e lo sfruttamento dei pubblici uffici per il raggiungimento di interessi personali. Nell’insieme, il Governo, dispone di un quadro normativo forte per combattere la corruzione ma è presente un sistema di garanzia debole che ostacola la reale applicazione della legge.

Potremmo dire quindi che esiste una vera e propria frattura tra il sistema normativo formale e la realtà materiale, soprattutto nelle aree rurali. Questo distacco è causato da diversi fattori. Tra questi possiamo individuare sia una ragione economica che strutturale. La prima è caratterizzato dalle difficoltà economiche del Paese e dall’elevata disoccupazione che, insieme, favoriscono la mancanza di fiducia verso le istituzioni e diverse forme di criminalità. Il secondo dipende dallo stesso processo di urbanizzazione del Ghana caratterizzato da una scarsa integrazione del territorio, sia per la mancanza di solidi reti stradali, che di mezzi di trasporto e forniture di elettricità.

Lo Stato di diritto, quindi, deve affrontare la sua crisi partendo dalle aeree interne del Paese e dalle fasce di popolazione più svantaggiate perché l’affermazione dei diritti politici e civili non può prescindere dall’emergenza sociale.

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Giusy Monforte

Cari lettori, ho il piacere di presentarmi, sono Giusy Monforte, analista dell’Istituto Analisi Relazioni Internazionali (IARI).
La mia passione per la geopolitica è iniziata a Catania, dove mi sono laureata in Politica e Relazioni internazionali. Successivamente mi sono spostata a Napoli, città che mi ha letteralmente incantata per la sua capacità di restare fedele alle sue radici identitarie pur guardando verso l’Europa. A Napoli ho conseguito una laurea magistrale in Studi Internazionali presso “L’Orientale”, dedicando particolare attenzione al mondo arabo e al diritto islamico, con il fine di inquadrare quest'ultimo nelle scienze giuspubblicistiche. Dopo la laurea ho continuato i miei studi e non ho mai smesso di scrivere: ho collaborato con diverse riviste di geopolitica.
Ho avuto la fortuna di salire a bordo di questo Think Tank sin dall’inizio riuscendo, in questo modo, a dare il mio contributo dalle sue prime manovre e a crescere professionalmente insieme ad esso. Allo IARI mi occupo soprattutto di temi afferenti al costituzionalismo in Africa e negli Stati a maggioranza musulmana.
La mia curiosità verso il mondo si riversa probabilmente anche nelle altre attività.
Dedico il resto del mio tempo alla ricerca delle scoperte musicali e vado spesso ai Festival che ti permettono di spaziare dal dreampop alla Jazztronica, senza sembrare una persona confusa, e a condividere, contemporaneamente, la passione per la musica con persone provenienti da tutto il mondo. Amo viaggiare, oltre che fisicamente, anche attraverso il cinema: seguo con particolare interesse il cinema iraniano e coreano, ma confesso che il mio cuore appartiene al canadese Xavier Dolan.
La parola che odio di più è etnocentrismo: spesso si ignora che non esiste solo una prospettiva e che la realtà ha diverse facce se imparassimo a guardarla con gli occhi degli altri.
La mia parola preferita, invece, è prònoia: perché l’universo può giocare anche a nostro favore ma a volte lo dimentichiamo

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