ITALIA: QUALE L’EREDITÀ DEL CASO ILVA?

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Il terremoto provocato dalla decisione di ArcerolMittal di recedere dal contratto di cessione (procedendo quindi alla restituzione ad Ilva) ha creato un grosso trambusto in Italia. Il governo si ritrova a dover gestire una patata bollente, sarà ora nelle mani di giudici e avvocati capire quali sono gli estremi per poter uscire indenni o meno dalla questione in ballo con ArcerolMittal, quella che si prospetta essere una delle sfide più importanti del governo Conte-bis rischia di lasciare degli strascichi considerevoli per il futuro del nostro Paese.

Si è speculato tanto recentemente riguardo alla questione dell’ex Ilva, da un lato c’è chi attacca il governo e dall’altro c’è chi si scaglia contro ArcerolMittal, sembra che adesso tocchi alla magistratura mettere un punto alla situazione e capire chi effettivamente può uscire vincitore da questo scontro che ha raggiunto il suo picco nell’ultimo mese. Per capire a cosa ci troviamo di fronte non possiamo evitare di fare un piccolo excursus di quanto successo finora e di come siamo arrivati a questa situazione.

Focalizziamoci su quanto successo negli ultimi anni che sono i più indicativi per comprendere i passaggi che hanno portato alla realtà attuale. Prima di tutto, cosa perde l’Italia se l’Ilva (la più grande acciaieria d’Europa) chiude? Più di 10.000 dipendenti (di cui la stragrande maggioranza a Taranto) finiranno a spasso, senza contare all’ingente perdita a cui andrebbe incontro il PIL italiano che perderebbe una cifra pari a ben 24 miliardi di euro (1,4% del PIL nazionale). Capiamo dunque quanto importante sia per l’Italia evitare uno scenario del genere.

Quando entra in scena ArcerolMittal? Dobbiamo andare un po’ più indietro nel tempo, ovvero all’ultimo governo Renzi. A seguito di una gara di appalti è proprio il colosso franco-indiano che acquista l’Ilva e si fa carico di un importante investimento che si aggira attorno ai 4/5 miliardi distribuiti tra spese d’acquisto, investimenti ambientali e industriali. Dove sorgono i primi problemi? ArcerolMittal subentra in un periodo alquanto particolare, il grande inquinamento causato dall’acciaieria è stato causa di un processo per disastro ambientale colposo, ergo ci troviamo di fronte a una situazione verso la quale i nuovi investitori cercano delle garanzie e delle protezioni da parte dello Stato italiano per poter evitare grane penali nel periodo di risanazione ambientale (sulla quale, ricordiamo, si è investito). Una situazione spinosa e sicuramente scoraggiante per qualsiasi investitore, ecco perché nell’ultimo governo Renzi del 2015 era stato introdotto uno scudo penale che potesse salvaguardare la posizione dei nuovi investitori che avrebbero potuto operare senza una spada di Damocle pendente sul collo.

Diciamo quindi che lo scudo penale introdotto dal governo Renzi sia stato decisivo per incoraggiare ArcerolMittal a farsi carico dell’investimento, tuttavia questo nodo fondamentale è stato rimesso in discussione negli anni successivi con l’avvicendarsi di nuovi governi. Arrivati all’aprile 2019, in pieno governo Lega-M5S, lo scudo penale precedentemente garantito viene rimosso e iniziano quindi i problemi. Ritrovandosi di fronte a un nuovo scenario politico e con tutte le conseguenze ad esso collegate, ArcerolMittal non prende bene la decisione e minaccia di andarsene. Si cerca quindi di giungere a una mediazione, l’Italia cerca di “ammorbidire” la sua posizione andando incontro a Mittal riproponendo lo scudo penale soltanto per il periodo necessario agli investimenti e ai lavori di bonifica dell’area.

in foto: Barbara Lezzi

Tuttavia, come abbiamo visto negli ultimi giorni, si è nuovamente scatenata la bufera attorno alla questione in virtù di una posizione molto forte del Ministro del Sud Barbara Lezzi (M5S), che si farà forte dell’appoggio necessario in Parlamento per giungere alla messa in atto di un nuovo emendamento che rimetterà in discussione lo scudo penale. Tutto questo si va a ricollegare a quello che stiamo vivendo nei giorni attuali, ArcerolMittal reputa la modifica legislativa una componente decisiva nel riconoscere l’impossibilità della gestione e del piano industriale. Inizia dunque lo scontro.

Cosa può fare l’Italia per risolvere la situazione? Potrebbe obbligare ArcerolMittal a mantenere fede agli accordi, quindi gli esiti della battaglia legale saranno determinanti a riguardo (ed è questo quello a cui mira effettivamente il governo); andare alla ricerca di un nuovo compratore; smantellare e bonificare l’area.

Immaginiamo uno smantellamento e una bonifica dell’area, il tutto sarebbe un colpo molto pesante per l’Italia. Da un lato si darebbe il via a una bonifica senza dubbio necessaria in virtù dei recenti casi spiacevoli che sono avvenuti a causa del terribile impatto ambientale avuto dalla fabbrica, ma si andrebbe a perdere una gran quantità di posti di lavoro e sarebbe un duro colpo per l’economia italiana.

Trovare un altro compratore? Si è speculato tanto sul fatto che il settore siderurgico non sia tanto in voga come qualche anno fa, ci troviamo sicuramente di fronte a una flessione del mercato ma resta il fatto che c’è ancora tantissima domanda in Europa e per l’Italia essere uno dei più importanti produttori a livello mondiale è una cosa non da poco per la nostra economia. Ma tralasciando discorsi economici su cui è opportuno fare degli approfondimenti più mirati, viene da chiedersi: nel caso dovesse finire male tra l’Italia e ArcerolMittal, chi altro avrebbe voglia di investire in Italia? Lo scenario politico attuale è tutto fuorché incoraggiante per un grosso imprenditore straniero che voglia venire a investire nel nostro Paese.

Prendiamo il caso dello scudo penale. Prima c’è, poi non c’è, poi c’è di nuovo, poi viene tolto ancora, il tutto nell’arco di un lasso di tempo relativamente breve. Da un lato abbiamo un premier che smonta subito qualsiasi accusa alla compattezza e alla coerenza del proprio governo, dall’altro osserviamo come non solo ci siano delle divergenze tra i partiti di governo, ma anche all’interno di un singolo partito stesso. È uno scenario molto contorto, molto confuso, un giorno si dice una cosa e un giorno se ne dice un’altra, oggi lo scudo c’è domani chissà, a prescindere dal giudizio più o meno positivo su tutto ciò e lungi da me il voler fare propaganda contro o qualche partito in particolare, è palese come ci si trovi di fronte a uno scenario nel quale sempre di più regna e divampa l’incertezza.

Giuseppe Conte si è detto fiducioso di riuscire a risolvere la questione, alla fine non è detto che Mittal abbandoni effettivamente il progetto e rinunci all’investimento, magari si riuscirà a giungere a una soluzione ma resta il fatto che lo scontro c’è e, comunque va a concludersi, verrà ricordato. Che garanzie concede l’Italia agli investimenti stranieri? Perché mai io, grande imprenditore, dovrei venire in Italia consapevole della gran confusione alla quale potrei andare incontro? In genere si dice che l’esperienza fortifichi, ma in questo caso mi sembra vero il contrario, perché sarà un’esperienza che potrebbe fungere da monito (ai terzi) per investimenti futuri.

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