Insediamenti israeliani legali, tassello per il “Piano di pace” USA nel Medio Oriente?

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In un comunicato alla stampa del 19 novembre il Segretario di Stato statunitense Mike Pompeo, dopo aver condannato le azioni violente perpetrate dal regime iraniano in questi giorni in risposta alle proteste dei manifestanti contro il caro benzina, la chiusura di internet e la decisione del Presidente Rouhani di proseguire con il programma sull’arricchimento dell’uranio, ha affermato la decisione dell’amministrazione Trump di ribaltare completamente l’approccio di quella Obama verso gli insediamenti israeliani in Cisgiordania che adesso non saranno più considerati illegali. Tali insediamenti sono abitati dagli israeliani dopo la conquista da parte dello Stato ebraico di parti dell’area a seguito della “Guerra dei sei giorni” (1967).

La volontà statunitense di non considerare più gli insediamenti dello Stato ebraico illegali giunge dopo che l’amministrazione Carter nel 1978 li aveva ritenuti incompatibili con il diritto internazionale, per poi subire un cambio di rotta con Reagan, e a seguito della decisione dell’ex Segretario di Stato Kerry di riaffermarne l’illegalità, coerentemente con la politica estera in Medio Oriente promossa da B. Obama. Egli optava infatti per una soluzione pacifica delle controversie tra Israele e il mondo arabo-palestinese. Quindi l’amministrazione Trump, come palesemente rimarcato da Pompeo, è ritornata a sostenere la posizione di R. Reagan sugli insediamenti.

Nel discorso dell’ex capo della CIA Pompeo si riscontra indirettamente il sostegno statunitense a Israele, in un momento difficile a livello politico per il premier Netanyahu, alle prese con la formazione di un nuovo governo e con il contrasto del suo rivale Ganz. Inoltre, il riconoscimento della legalità degli insediamenti permette di rafforzare la posizione di Trump in vista delle prossime elezioni presidenziali, nonché l’influenza degli evangelici americani, serbatoio elettorale dell’attuale presidente, direttamente connesso al mondo ebraico.

Oltre la condanna della decisione statunitense proveniente dal mondo palestinese è arrivata anche l’opposizione della Giordania. Non sarebbe una novità, dopo l’azione USA, se riprendessero i lanci di razzi verso il territorio israeliano come è accaduto nei giorni precedenti; questa volta la retorica anti-israeliana verrebbe nuovamente capeggiata dalla jihad islamica capeggiata dall’Iran.

Sembra, probabilmente, che considerare gli insediamenti israeliani come legali possa essere un tassello del “Piano di pace” statunitense per il Medio Oriente e si va ad aggiungere al riconoscimento di Gerusalemme come capitale dello Stato ebraico nel 2017, alla decisione di aprire un’ambasciata proprio in quel luogo e successivamente al riconoscimento nel marzo scorso dell’annessione a Israele delle alture del Golan.

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