I BALCANI SIMBOLO DI UN’EUROPA CHE NON CRESCE ABBASTANZA

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Entro il 2050 l’attuale crisi demografica nei Balcani potrebbe rivelarsi devastante. Un fenomeno preoccupante che riguarda anche altri importanti Paesi europei.

Tra qualche decennio un pezzo della popolazione europea potrebbe letteralmente svanire (1). Non si tratta di perdite territoriali, di Stati membri che lasciano l’Unione o di un altro terribile conflitto fratricida all’orizzonte. È qualcosa di apparentemente invisibile e graduale, ma i cui effetti a lungo termine potrebbero modificare l’identità di intere nazioni. A fronte di una popolazione mondiale destinata ai nove miliardi in un futuro non troppo lontano (2), c’è una parte del continente europeo che invece fatica a crescere. Se nell’Europa occidentale, centrale e settentrionale il fenomeno del calo demografico è abbastanza variabile, è ad Est che si assiste ad una situazione allarmante. Entro il 2050, stando ai dati elaborati dall’ONU, potrebbero mancare all’appello milioni di persone in quell’area, particolarmente nei Balcani, ormai triste epicentro di una desertificazione demografica dai numeri sempre più alti (3).

 

La crisi negli ex Paesi comunisti dell’Europa orientale è già in atto, soprattutto dagli anni Novanta(4). Senza voler risalire troppo nel tempo, basti pensare ai massicci esodi che caratterizzarono prima il crollo del blocco sovietico (con emigrazioni verso l’Occidente) e subito dopo le sanguinose guerre jugoslave. Entrambi gli eventi, di enorme portata storica e sociale, avvennero in un periodo di forte scompiglio per i Balcani, da sempre crogiolo di culture, lingue, religioni e identità diverse. Questi aspetti purtroppo si rivelarono centrali nel fomentare i terribili anni di pulizia etnica e rivalità che martoriarono soprattutto la popolazione civile, la quale fu oggetto inerme di esecuzioni e fughe di massa. La fine della guerra e l’avvento del nuovo millennio non hanno significato per questi popoli un decisivo progresso verso la prosperità e il benessere presenti invece al di là della defunta “cortina di ferro”, se non in singoli casi di più recente rilevanza (5).

L’ultimo decennio ha registrato perdite devastanti nel Balcani sul piano demografico, e per constatarlo è sufficiente consultare i dati ufficiali sulla popolazione del continente europeo fornite direttamente dall’Eurostat (6). Le cifre, in alcuni casi parziali o stimate, si riferiscono al periodo 2008-2019 e la fotografia che ne viene fuori getta un’ombra preoccupante sul futuro della cosiddetta “polveriera” balcanica (7). Se l’intera Unione europea(8) durante questo intervallo è cresciuta di circa 13 milioni di abitanti (con un trend positivo iniziato nel 2012) toccando gli oltre 513 milioni attuali, un discorso a parte va fatto per “l’altra Europa”(9), ovvero quella che sta ancora aspettando alla porta. La questione dell’allargamento a Est dell’Unione è ancora materia di scontro con quei Paesi balcanici, soprattutto Macedonia del Nord e Albania, che si sono visti respingere la concreta possibilità di avvicinarsi al sodalizio europeo(10). In ogni caso, la crisi demografica della regione in esame non fa alcuna distinzione tra coloro che già sono parte dell’Unione e chi, invece, non lo è affatto.

Riprendendo i dati Eurostat il saldo negativo appare piuttosto generalizzato. In riferimento agli Stati membri balcanici, la Romania ha perso oltre 1 milione e 200mila abitanti, la Bulgaria quasi 518mila, la Croazia oltre 235mila. La Slovenia segna invece un lieve aumento (+70mila circa). Passando invece al resto dei Balcani non legati direttamente a Bruxelles, la Serbia si ritrova con almeno 400mila abitanti meno, il Kosovo circa 357mila, la Bosnia-Erzegovina tra il 2010 e il 2018 (11)ne ha persi quasi 342mila e infine l’Albania intorno ai 96mila (con una lieve ripresa nel 2017 seguita da un vistoso calo l’anno successivo). Tra i pochi a registrare un trend positivo figurano la Macedonia del Nord (+30mila) e il Montenegro (+6,5mila). Allargando il raggio della ricerca al resto dell’area, vi sono stati cali anche in Ungheria e Grecia, mentre in Repubblica Ceca e Slovacchia si è avuto un leggero aumento.

In foto la quota della popolazione in età lavorativa (20-64 anni) sulla popolazione totale, per regioni NUTS 3, 1° gennaio 2015 (1)
(%)
Fonte: Eurostat

La suddetta analisi può essere integrata con le previsioni 2020-2100 elaborate dalla Population Division dell’ONU e contenute nelle Probabilistic Population Projections (12) che come accennato hanno destato parecchia preoccupazione(13). Anche questo documento riporta una situazione drammatica per la regione balcanica nei prossimi 30 anni. Sono stati ipotizzati cali -in milioni di abitanti- per Romania (da 19 a 16), Serbia (da 8,7 a 7), Bulgaria (da 7 ad appena 5), Croazia (da 4 a poco sopra i 3), Bosnia-Erzegovina (da 3 a 2,6), Albania (da quasi 3 a 2,4), Slovenia (da 2 a 1,9), Macedonia del Nord (2 a 1,8) e Montenegro (da 628mila a 589mila). Anche le popolazioni di Repubblica Ceca, Grecia, Ungheria e Slovacchia scemeranno, con maggiore intensità nelle ultime due. Laddove si guarda invece alle cifre previste per il 2100, la maggioranza di questi Paesi ne esce praticamente dimezzato.

In foto viene mostrato il tasso grezzo di variazione demografica totale, per regioni NUTS 3, 2014 (1)
(per 1 000 abitanti)
Fonte: Eurostat

Un veloce esame statistico va fatto a proposito del resto d’Europa, esaminando i casi più rilevanti sommariamente. L’Eurostat ha registrato crescite della popolazione nell’ultimo decennio per Germania (che ha avuto un andamento molto altalenante), Spagna, Italia (in forte calo dal 2015), Olanda, Finlandia, Svezia, Norvegia. La Francia e il Regno Unito hanno avuto delle crescite consistenti. Invece le prospettive ONU per il 2050 confermano l’aumento per Svezia, Norvegia e soprattutto per il Regno Unito. Anche Francia e Germania accresceranno la propria popolazione, ma si ritroveranno entrambe in fase calante. Il calo demografico riguarderà invece Finlandia, Spagna e Italia, quest’ultima con una gravissima perdita di almeno 6 milioni di abitanti. Pare evidente che l’Europa viva una crescita interna soggetta a variabilità, ma che a lungo termine potrebbe rivelarsi un pericoloso rallentamento generale.

Dietro questa tediosa -ma necessaria- disamina di numeri ci sono nazioni che vanno indebolendosi. Queste cifre contenute in complicate tabelle vanno tradotte nella vita reale: quartieri spopolati, cambi generazionali sempre più radi, mancanza di una consistente forza lavoro, coppie non in grado di mantenere figli, o quest’ultimi che vengono mandati in altri Paesi (o addirittura continenti) alla ricerca di prospettive più favorevoli. L’immigrazione può rappresentare un fattore di respiro in queste situazioni, e spesso riesce a dar vita a nuove generazioni di cittadini nel territorio ospitante. Anche nell’Europa orientale è in corso un ricambio di questo tipo, come risultato dei bassissimi tassi di natalità dei nativi e viceversa di quelli altissimi di altre etnie. Per esempio, entro il 2050 in Romania, Bulgaria, Ungheria, Slovacchia e Serbia potrebbero esserci delle cospicue maggioranze di etnia rom(14).

È chiaro che protagonista dell’aumento prospettato dall’ONU nei prossimi decenni non sarà certo l’Europa, che dovrebbe scendere da 747 a 710 milioni di abitanti (a differenza del continente americano, di cui è prevista la crescita). I grandi cambiamenti della popolazione mondiale saranno soprattutto dovuti all’annunciata “bomba demografica” africana (che raggiungerà i 2 miliardi e mezzo) e ai cittadini asiatici in costante aumento (che supereranno i 5 miliardi) (15). Come fatto in precedenza riguardo ai dati sulla crisi demografica balcanica, anche in questa sede è necessario andare al di là delle fredde cifre. Un aumento così imponente della popolazione mondiale porterà anche numerosi problemi. I Paesi che saranno effettivamente interessati da queste previsioni dovranno trovare un modo per combattere effetti collaterali quali la povertà, la disuguaglianza e la fame. Si parla di sfide poste dall’ONU anche come obiettivi dell’agenda 2030 (16).

Queste piaghe però fanno già parte del presente, anche di quelle realtà che si ritrovano col problema opposto. Laddove c’è disperazione, carenza di risorse materiali e addirittura situazioni pericolose si verificano episodi di emigrazione, e i Balcani post guerra non sono stati da meno. Quella tra demografia e movimenti migratori è una correlazione strettissima, che spesso può rappresentare una boccata d’ossigeno in una popolazione che tende pericolosamente al ribasso. Tuttavia questa variabile porta con sé anche quella conflittualità tipica delle società che si ritrovano ad essere improvvisamente “miste”. Si pone in questi casi il dilemma tra l’accettare che la parte mancante della propria popolazione venga integrata dai flussi migratori oppure che tale “aggiunta” venga percepita come una minaccia alla propria identità nazionale o culturale. Una questione che ha suscitato dibattito in vari Paesi europei. Tra questi spicca l’Italia, che si ritrova a questo bivio.

Quella italiana è una delle crisi demografiche più drammatiche nell’Europa occidentale. Non solo ONU ed Eurostat, rispettivamente, prevedono e registrano un calo della popolazione. Anche l’Istat lancia l’allarme, parlando del “peggior calo demografico da cento anni”, a malapena contenuto dall’immigrazione (17). L’Italia sta affrontando molteplici problemi legati a questo disagio, come la fuga di capitale umano all’estero -soprattutto dei giovani-, un preoccupante calo delle nascite e non ultimo una popolazione tra le più vecchie al mondo (insieme a quella giapponese)(18). Il rapporto tra chi viene al mondo e chi passa oltre è uno degli aspetti più tristi riportati dall’Istat nel suo report sul bilancio demografico nazionale per il 2018. Gli italiani pare abbiano perso da tempo la capacità di crescere, non riuscendo a tenere il passo della dinamica naturale di sostituzione tra nascite e decessi. Nel corso del 2018 questo saldo naturale è stato negativo, segnando una perdita di 193 mila unità (19).

In conclusione, sembra assodato che non sia più l’Europa il motore demografico del mondo, capace di crescere a dismisura com’era avvenuto nella transizione tra XIX e XX secolo. L’esplosione asiatica, sia umana che economica, ha spostato il baricentro verso un Oriente in grande fermento. Gli imponenti flussi migratori dall’Africa sono già in parte realtà, ma quella “bomba” è destinata ad esplodere nei prossimi decenni, costringendo l’Europa a fare i conti con una sua crescita, anch’essa umana ed economica, a diverse velocità. I Balcani (e anche l’Italia) sono la grande avvisaglia di questa difficoltà, mentre vengono ancora tenuti in parte a distanza dall’Unione. Tutto questo mentre proprio alcuni tra i maggiori Stati membri sembrano destinati a condividerne il destino.

1 https://www.agensir.it/europa/2018/07/11/population-declining-birth-rates-in-europe-a-new-iron-curtain-divides-the-north-from-the-south-of-the-continent/

2 https://www.unric.org/it/attualita/22580

3 https://www.eastjournal.net/archives/90765

4 https://balkaninsight.com/2019/10/14/bye-bye-balkans-a-region-in-critical-demographic-decline/

5 https://www.eunews.it/2019/07/10/cresce-economia-europa/119014

6 https://ec.europa.eu/eurostat/tgm/refreshTableAction.do?tab=table&plugin=1&pcode=tps00001&language=en

7 https://www.eurocomunicazione.com/perche-la-polveriera-balcanica-rischia-di-esplodere-di-nuovo/

8 Dato riferito ai 28 Stati membri (compreso il Regno Unito).

9 http://www.albanianews.it/images/media_occidentali.pdf

10 https://www.bbc.com/news/world-europe-50100201

11 Dati 2019 non disponibili.

12 https://population.un.org/wpp/Download/Probabilistic/Population/

13 http://www.opiniojuris.it/bulgaria-simbolo-della-morte-demografica/

14 http://www.asrie.org/2018/08/ethnic-revolution-in-the-balkans/

15 https://www.infodata.ilsole24ore.com/2019/10/16/demografia-gli-scenari-delle-nazione-unite-al-2100-in-italia-il-calo-della-popolazione-piu-alto/

16https://population.un.org/wpp/Publications/Files/WPP2019_10KeyFindings.pdf

17 http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/Istat-Peggior-calo-demografico-da-100-anni-rischi-per-la-crescita-e547a6bc-8ce8-4b92-98bd-df44fe7b2204.html?refresh_ce

18https://www.repubblica.it/economia/2018/09/17/news/il_giappone_un_paese_per_vecchi_il_20_della_popolazione_ha_piu_di_70_anni-206661715/

19 https://www.istat.it/it/files//2019/07/Statistica-report-Bilancio-demografico-2018.pdf

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