Il FORUM TUNISINO PER I DIRITTI ECONOMICI (FTDES) CHIEDE ALL’ITALIA DI RISPETTARE I DIRITTI DEI MIGRANTI

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Il Forum per i diritti economici e sociali (FTDES), ONG tunisina istituita nel 2011, ha chiesto all’Italia di garantire, attraverso un’intensa cooperazione con la Tunisia, il rispetto dei diritti dei migranti. L’appello arriva in seguito all’incontro avvenuto il 6 Novembre alla Farnesina con il fine di concludere un accordo su migrazioni e sviluppo. All’incontro hanno preso parte le delegazioni dei Ministeri degli affari esteri, dell’interno e del lavoro di entrambi i Paesi in seguito alla crescente pressione da parte del Governo italiano per la definizione dei porti sicuri e il trasferimento degli immigrati tunisini.

Nel comunicato del 12 Novembre, il FTDES dichiara di aver espresso le sue preoccupazioni all’Italia riguardo le pressioni esercitate sulla Tunisia attravvrebbero basarsi sul rispetto dei diritti dei migranti e della sovranità degli Stati. “Pertanto, il Forum tunisino per i diritti economici e sociali, invita a sospendere qualsiasi negoziazione che non rispetti i diritti dei migranti e il principio di non sfollamento”

In realtà la questione andrebbe letta osservando diversi aspetti.

Il primo è giuridico, e dovrebbe costituire la base nell’interpretazione dei fatti. Ricordiamo infatti che la Convenzione di Ginevra del 1951, all’art 33, esprime il divieto per qualunque Stato di respingere un rifugiato verso territori in cui la sua vita potrebbe essere messa a rischio. Altri doveri derivano dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo: dall’art 3 che vieta la tortura e il trattamento disumano e degradante, all’art 14 che dichiara che i diritti sanciti nella CEDU devono essere garantiti a tutti gli esseri umani, a prescindere dall’appartenenza religiosa, nazionale, sesso o opinioni politiche, senza alcuna discriminazione. Il secondo, riguarda l’impegno assunto dall’Italia, nel 2018, di evitare qualunque forma di rimpatrio forzato verso la Tunisia. Il terzo aspetto, invece, si basa sui dati. Secondo i dati forniti dal Ministero dell’interno, dal 2016 ad oggi, il numero dei migranti che ha raggiunto l’Italia è passato dai 181.436, del 2016, ai 23.370 del 2018.

Di fronte a questi elementi, quindi, dovremmo chiederci: quali sono le ragioni che spingono l’Italia ad esercitare queste pressioni nei confronti della Tunisia?

La principale ragione probabilmente è da ricercare sul piano mediatico, legato non solo al tema dell’immigrazione clandestina, che negli ultimi anni è stato il principale tema della campagna elettorale dei partiti nazionalpopulisti, ma anche al “malinteso” che si è creato intorno alla Tunisia. La Tunisia infatti, dopo le rivolte del 2011, viene descritta come un partner affidabile. Tuttavia il Paese, nonostante le importanti trasformazioni verso una maggiore democratizzazione, sta procedendo lentamente sia sul piano politico-giuridico, che sul piano economico.

Per quanto riguarda il primo punto, infatti, nonostante le tutele, dall’entrata in vigore della Costituzione del 2014, non è presente una legislazione interna in grado di fornire risposte alle esigenze attuali (gli aspetti relativi alla documentazione necessaria per l’ingresso nel Paese, vengono disciplinati, ad esempio, da una legge del 1975). Il secondo aspetto, invece riguarda la difficile situazione economica con un debito pubblico che nel 2018 ha sfiorato il 67%. La difficoltà della Tunisia a rispondere alle nostre richieste è da ricercare proprio in questi dati. È chiaro che dal momento in cui l’Italia guarda verso la Tunisia, come il principale partner nella lotta all’immigrazione clandestina, deve essere in grado di rispettare i tempi di questo Paese. Il rischio è di rallentare ulteriormente il processo di transizione tunisino, mettendo a repentaglio la stabilità del Paese e il partenariato euro-mediterraneo che vede nella Tunisia l’unico Paese stabile nel difficile contesto del Nord Africa.

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Giusy Monforte

Cari lettori, ho il piacere di presentarmi, sono Giusy Monforte, analista dell’Istituto Analisi Relazioni Internazionali (IARI).
La mia passione per la geopolitica è iniziata a Catania, dove mi sono laureata in Politica e Relazioni internazionali. Successivamente mi sono spostata a Napoli, città che mi ha letteralmente incantata per la sua capacità di restare fedele alle sue radici identitarie pur guardando verso l’Europa. A Napoli ho conseguito una laurea magistrale in Studi Internazionali presso “L’Orientale”, dedicando particolare attenzione al mondo arabo e al diritto islamico, con il fine di inquadrare quest'ultimo nelle scienze giuspubblicistiche. Dopo la laurea ho continuato i miei studi e non ho mai smesso di scrivere: ho collaborato con diverse riviste di geopolitica.
Ho avuto la fortuna di salire a bordo di questo Think Tank sin dall’inizio riuscendo, in questo modo, a dare il mio contributo dalle sue prime manovre e a crescere professionalmente insieme ad esso. Allo IARI mi occupo soprattutto di temi afferenti al costituzionalismo in Africa e negli Stati a maggioranza musulmana.
La mia curiosità verso il mondo si riversa probabilmente anche nelle altre attività.
Dedico il resto del mio tempo alla ricerca delle scoperte musicali e vado spesso ai Festival che ti permettono di spaziare dal dreampop alla Jazztronica, senza sembrare una persona confusa, e a condividere, contemporaneamente, la passione per la musica con persone provenienti da tutto il mondo. Amo viaggiare, oltre che fisicamente, anche attraverso il cinema: seguo con particolare interesse il cinema iraniano e coreano, ma confesso che il mio cuore appartiene al canadese Xavier Dolan.
La parola che odio di più è etnocentrismo: spesso si ignora che non esiste solo una prospettiva e che la realtà ha diverse facce se imparassimo a guardarla con gli occhi degli altri.
La mia parola preferita, invece, è prònoia: perché l’universo può giocare anche a nostro favore ma a volte lo dimentichiamo

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