ATTACCO AI SOLDATI ITALIANI IN IRAQ:DUBBI SULLA DINAMICA DELL’ATTENTATO

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Cinque soldati italiani sono rimasti feriti in un attacco avvenuto in Iraq lo scorso 10 novembre. Si tratta di cinque membri delle forze speciali italiane, inquadrati nella Task Force 44 che opera in Iraq affiancando i combattenti curdi nella lotta contro Daesh. I cinque militari hanno riportato ferite multiple agli arti inferiori, in alcuni casi anche piuttosto gravi (ad un soldato pare sia stata amputata parte di una gamba, mentre un altro avrebbe riportato gravi ferite ai piedi). I soldati sono rientrati in Italia e si trovano ora presso l’Ospedale Militare del Celio per ricevere le cure necessarie.

La dinamica dell’attacco che ha coinvolto i nostri soldati risulta, tuttavia, ancora poco chiara.

In un primo momento fonti ufficiali del Ministero della Difesa avevano riferito che i cinque soldati erano a piedi nel momento in cui è esploso un IED (improvised explosive device, ordigno esplosivo improvvisato), che ne ha causato il ferimento. Avevano appena concluso, assieme ad altri soldati italiani, una missione di “mentoring e training” delle forze curde, in una zona nei pressi di Kirkuk, e stavano rientrando in una base di appoggio, quando appunto sarebbe esploso l’ordigno. Secondo fonti ufficiali, il convoglio era composto anche da mezzi blindati, ma l’esplosione avrebbe colpito il team di incursori che in quel momento procedeva a piedi.

Tuttavia, secondo una diversa ricostruzione degli eventi che cita un ufficiale curdo presente sul luogo al momento dell’attacco1, gli uomini delle forze speciali italiane viaggiavano su un pick-up (forse un Ford 350) in dotazione alle forze curde, quando l’IED sarebbe esploso al passaggio del veicolo. Il pick-up, essendo un veicolo di derivazione civile, non presentava protezioni contro mine o blindature di alcun tipo. L’ordigno sarebbe esploso sotto di esso, ferendo i cinque soldati italiani assieme a due combattenti curdi.

Tale ricostruzione sarebbe avallata dalla rivendicazione dell’attacco da parte di Daesh, che aveva parlato di un veicolo 4×4 coinvolto nell’attentato. Inoltre, bisogna considerare che spesso i componenti delle forze speciali viaggiano su mezzi comunemente utilizzati dai curdi, in modo tale da confondersi con essi e non risultare immediatamente riconoscibili come soldati occidentali, cosa che li renderebbe ulteriormente più a rischio e oggetto di possibili attacchi.

1 https://www.analisidifesa.it/2019/11/iraq-il-racconto-dellattentato-in-cui-sono-rimasti-feriti-gli-incursori-italiani/

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