L'AROCWE TORNA IN RUSSIA – LA RELIGIONE COME SOFT POWER?

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L’arcidiocesi delle chiese ortodosse russe dell’Europa occidentale è tornata ufficialmente sotto il controllo del Patriarcato di Mosca. E’ vero che la stragrande maggioranza dei sacerdoti in Europa hanno chiesto accoglienza a Kirill per il timore di una normalizzazione della sfera religiosa o questa mossa cela dei risvolti più politici che spirituali?

Il patriarca russo Kirill ha presentato la carta dell’unità all’arcivescovo John Renneteau durante la cerimonia nella Cattedrale di Cristo Salvatore, la più grande chiesa del Patriarcato di Mosca anche se l’arcivescovo John rimarrà a capo delle parrocchie dell’Europa occidentale.

Il 14 settembre 2019 il Sacro Sinodo ha esaminato l’istanza dell’arcivescovo John Renneteau, capo dell’Arcivescovado delle chiese di tradizione russa in Europa Occidentale, nella quale era stato espresso il desiderio di preservare l’unità di quest’ultimo tramite l’adesione alla giurisdizione della Chiesa ortodossa russa.

Nel documento è stata anche presentata la richiesta di ricevere l’arcivescovo John, nonché tutti i sacerdoti e i fedeli che desiderano seguirlo, nella comunione e l’unità canonica con il Patriarcato di Mosca.

“Abbiamo stabilito che John, l’arcivescovo di Dubna, sarà responsabile di queste parrocchie” si legge nello statuto, affermando che la sua entità “è ora parte integrante del Patriarcato di Mosca”. In uno speciale servizio domenicale nella Cattedrale di Cristo Salvatore a Mosca , il Patriarca ha anche elevato l’arcivescovo John al rango di metropolita.

COSA SONO LE CHIESE ORTODOSSE UNITE D’OCCIDENTE?

L’esarcato, noto come arcidiocesi delle chiese ortodosse russe nell’Europa occidentale (AROCWE), fu formato per la prima volta da emigranti russi – sacerdoti e fedeli – che fuggirono dalla loro patria durante la sanguinosa guerra civile e il caos, che scoppiò poco dopo la Rivoluzione del 1917.

Le parrocchie dell’Europa occidentale che furono sotto il controllo del Patriarcato ecumenico di Costantinopoli furono riunite in un’unica entità nel 1931. Alla fine del 20 ° secolo, gli fu concessa una vasta autonomia da Costantinopoli di cui godette fino a poco tempo fa.

Alla fine del 2018, Costantinopoli ha revocato l’autonomia e ha dato ordine di scioglimento all’AROCWE, sostenendo che una futura e diversa riorganizzazione della comunità ortodossa in Europa avrebbe rafforzato i legami con la “chiesa madre” di Costantinopoli. 

Le intenzioni del Patriarcato ecumenico di Costantinopoli sono fallite quasi immediatamente, quando l’AROCWE ignorò categoricamente gli ordini di Costantinopoli e decise di mantenere la propria struttura, la propria unicità e la propria entità.

Quindi nel settembre 2019, la maggioranza delle parrocchie ortodosse d’occidente, governate dall’arcivescovo John, ha votato per l’adesione al Patriarcato di Mosca. Tuttavia, non riuscirono a ottenere i due terzi dei voti necessari per vincere – ma l’arcivescovo John decise di riprovarci e così al secondo tentativo la decisione venne accolta favorevolmente dal patriarca Kirill, che ha accettato l’offerta dell’arcivescovo John. 

MA PERCHE’ RICONGIUNGERSI CON MOSCA?

La decisione di tornare sotto l’egida del Patriarcato ecumenico di Mosca potrebbe sembrare frutto di una scelta di carattere spirituale e religioso, ma vi sono anche interessi politici in gioco.

La Chiesa ortodossa russa non ha sempre intrattenuto buoni rapporti con il potere, ma nell’era Putin, patriarca e presidente si sono riavvicinati in quanto molte volte hanno dimostrato di avere una visione comune circa la società russa.

Va innanzitutto specificato che valori tradizionali come la patria, la famiglia e Dio, sono sempre stati al centro della politica del Presidente Putin; tali valori ovviamente sono anche del tutto sostenuti dalla Chiesa ortodossa russa e questo fa si che si abbia un avvicinamento inevitabile dei poteri statale ed ecclesiastico. L’intenzione dello Stato ma anche quello della Chiesa ortodossa russa è quello di sottolineare le specificità della Russia, opponendosi a un Occidente percepito come moralmente decadente. Da qui la convinzione, sistematicamente proclamata dai più alti rappresentanti del potere, che la Russia deve agire in quanto guardiano dei valori tradizionali e contenere l’ondata di liberalismo nichilista promossa dall’Occidente.


Questo potrebbe fare della Chiesa ortodossa un perno della diplomazia russa nel mondo? Assolutamente si, dato che gli interessi di Stato e Chiesa, convergono in un opportunismo che rappresenta i valori ideologici del Paese. L’intenzione di riunire i fedeli russi che vivono in Europa sotto la guida del patriarca di Mosca – Kirill – potrebbe essere interpretata come la scelta di voler estendere “il braccio della Russia” oltre i propri confini. Del resto Kirill e Putin, come già scritto in precedenza più volte hanno dichiarato la stessa visione di intenti, e una “riappropriazione” dopo quasi 100 anni (1917-2019), dei fedeli russi in Europa potrebbe essere visto come uno strumento di soft-power della politica russa in Europa.

I rapporti tra Stato e Chiesa ortodossa in Russia possono apparire ambigui e lontani, ma basta citare la fondazione Russkiy Mir (Il mondo russo) per capire quanto invece vi siano più punti in comune che di allontanamento. La fondazione Russkiy Mir infatti ha per vocazione la promozione della “russità” nel mondo e citare la “russità” senza implicare la dimensione religiosa è una cosa del tutto impossibile.

Lo scopo comune di entrambi i poteri – statale e religioso – è quello di “difendere i valori tradizionali e resistere al liberalismo occidentale”, visto come decadenza dei valori tradizionali e storici che hanno permeato la società russa.

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