SAUDI ARAMCO: LE INCERTEZZE SULLA QUOTAZIONE IN BORSA DELLA COMPAGNIA PIÙ REDDITIZIA AL MONDO

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Il 3 novembre 2019 il principe ereditario saudita Mohammed Bin Salman ha annunciato l’imminente quotazione di Saudi Aramco, la compagnia di estrazione e raffinazione petrolifera del Regno, sul mercato primario. Si tratta di una IPO (offerta pubblica d’acquisto) rivolta ad investitori istituzionali quali banche, finanziarie e fondi d’investimento. Tale mossa, annunciata circa due anni orsono, fa parte di un disegno più ampio (denominato Vision 2030) che, nelle intenzioni del principe ereditario, vuole emancipare l’Arabia Saudita dalle rendite petrolifere.

Tuttavia, l’affare sembra più complicato del previsto, in quanto permangono grosse incognite su diversi elementi: l’andamento altalenante del mercato dell’energia; l’assenza di trasparenza sulle risorse presenti nel sottosuolo saudita; il valore totale della società (secondo i sauditi 2.000 miliardi $, mentre Bnp Paribas e Sanford C.Bernstein la quotano rispettivamente a 1.400 miliardi e 1200 miliardi $); e infine le tensioni legate ai conflitti nel Golfo (da ultimo l’attacco contro gli impianti di Abqaiq e Khurais).

L’IPO si farà, ribadiscono dai vertici di Saudi Aramco e dalla casa regnante. Si fa strada la voce di una quotazione in borsa del 2 o 3% del totale, con 70 miliardi $ che entrerebbero nelle casse della monarchia saudita.
Ricordiamo che Saudi Aramco produce il 10% del petrolio globale, ha registrato 111 miliardi $ di utile nel 2018 (il doppio di Apple, per intenderci) e – non è un dettaglio- l’attuale prezzo del petrolio è ai massimi da inizio anno. Dunque: se non ora, quando?

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Emanuele Gibilaro

Classe 95, analista di politica estera USA, membro del direttivo IARI e brand ambassador. Studente magistrale in Relazioni Internazionali (indirizzo Diplomazia e Organizzazioni internazionali) presso l’Università degli Studi di Milano. Ho conseguito la laurea triennale in “Storia, politica e Relazioni internazionali” a Catania- città di cui sono originario- con una tesi sul rapporto tra giornalismo e comunicazione politica durante alcuni eventi salienti della storia contemporanea di Italia e Stati Uniti.
Per IARI mi occupo di politica estera e interscambio diplomatico degli Stati Uniti con i principali attori internazionali. Ma anche di questioni energetiche e sicurezza nazionale. Approfondisco tali tematiche da diversi anni, in un’ottica che contempera dimensione giuridica, storica, diplomatica, militare ed economica.
Ho sposato il progetto IARI fin dal primo giorno della sua fondazione, perché ho visto un gruppo affiatato, competente e motivato a creare una realtà che diventasse un punto di riferimento per il mondo accademico italiano, ma anche per chi desidera avere un quadro sulla politica e i fenomeni internazionali. Abbiamo scelto il formato di think tank specializzato in quanto fenomeni complessi come quelli internazionali meritano un’elaborazione analitica, precisa e pluridimensionale, che non semplifichi le questioni con ideologie e luoghi comuni (così come spesso accade nelle testate giornalistiche del nostro Paese). Pertanto, l’analista deve mettere le sue competenze a disposizione del lettore, individuando possibili scenari e fornendo a chi legge tutti gli elementi necessari alla formazione di un’opinione.

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