LIBIA ALLO STREMO: L’UNSMIL DENUNCIA CONTINUI ATTACCHI CONTRO I CIVILI

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l 25 Ottobre l’Unsmil (Missione di sostegno delle Nazioni Unite in Libia) ha denunciato i continui attacchi contro i civili in Libia. Secondo quanto dichiarato, dall’inizio del 2019 alla fine di ottobre, sono stati documentati almeno 58 bombardamenti a diverse strutture sanitarie. Giovedi 24, inoltre, due aerei, avrebbero colpito un ospedale da campo a Wadi Rabea, e un’ambulanza a Salah Al-Deen nel sud di Tripoli, uccidendo un paramedico.

Dalla vicenda, oltre ad emergere tutta la criticità della situazione libica, sono scaturite forte tensioni tra le Nazioni Unite e le forze antiterrorismo. Abdelbasit Teeka, il portavoce delle forze libiche, infatti avrebbe denunciato il coinvolgimento dell’Unsmil negli attacchi contro il personale sanitario. Secondo quanto sostenuto da Teeka, erano state fornite all’Unsmil le coordinate della zona e i dettagli sulle posizioni degli ospedali da campo, e proprio in seguito allo scambio di queste informazioni gli attacchi sarebbero raddoppiati.

L’Unsmil ha immediatamente risposto alle accuse negando, attraverso un comunicato ufficiale, di non aver ricevuto alcuna informazione a riguardo e di non aver nessun legame con quanto accaduto.

Già lo scorso 14 ottobre, l’Unsmil aveva espresso il suo sgomento per l’attacco aereo nel quartiere al-Fernaj a Tripoli, che ha portato alla morte di una donna e dei tre figli. Il bombardamento, tra l’altro, è arrivato pochi giorni dopo l’attacco al Club equestre di Tripoli, situato nel quartiere di Gianzur, che aveva provocato diversi feriti, quasi tutti minorenni. Secondo l’Unsmil i bombardamenti sarebbero stati tutti opera dell’Esercito nazionale libico (LNA) guidato da Haftar.

In realtà dalle fonti a disposizione emerge che oltre alle forze di Haftar, anche le milizie alleate di Serraj si sono macchiate di attacchi indiscriminati verso gli insediamenti dei civili. Come il bombardamento di Qasr Bin Ghashir, bersaglio dell’artiglieria del Gna, che ha coinvolto diverse abitazioni e provocato la morte di un’intera famiglia.

La crisi libica ha assunto ormai proporzioni esplosive. Il conflitto, nato come una guerra civile lampo si è trasformato in una guerra di ampie proporzioni che vede il coinvolgimento degli interessi di diversi attori internazionali. Dalle rivalità tra l’Italia e la Francia, alle tensioni tra Turchia, alleato del Governo di Serraj, e gli Emirati Arabi Uniti, Qatar ed Egitto posizionati sull’altro fronte.

Le Nazioni Unite hanno ribadito la gravità della situazione sottolineando che gli attacchi verso i civili comportano una grave violazione del diritto umanitario e possono costituire crimini di guerra.

Secondo il diritto internazionale infatti le parti in conflitto sono tenute al rispetto dei principi di proporzionalità, distinzione e precauzione. Tali principi si basano sul dovere da parte delle forze militari di distinguere i beni militari dai beni della popolazione civile, e impegnarsi a prendere qualunque precauzione affinché l’attacco sia rivolto esclusivamente verso obiettivi militari.

Tuttavia uno dei problemi che emerge, nell’applicazione delle norme internazionali, è proprio quello di riuscire a stabilire ex post se un attacco è stato indiscriminato o meno. Uno dei casi più noti della storia è quello della guerra in Ex Jugoslavia. Gli standard infatti tendono il più delle volte a basarsi su criteri rigidi, mentre andrebbero valutati in base ai mezzi utilizzati nel caso concreto.

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Giusy Monforte

Cari lettori, ho il piacere di presentarmi, sono Giusy Monforte, analista dell’Istituto Analisi Relazioni Internazionali (IARI).
La mia passione per la geopolitica è iniziata a Catania, dove mi sono laureata in Politica e Relazioni internazionali. Successivamente mi sono spostata a Napoli, città che mi ha letteralmente incantata per la sua capacità di restare fedele alle sue radici identitarie pur guardando verso l’Europa. A Napoli ho conseguito una laurea magistrale in Studi Internazionali presso “L’Orientale”, dedicando particolare attenzione al mondo arabo e al diritto islamico, con il fine di inquadrare quest'ultimo nelle scienze giuspubblicistiche. Dopo la laurea ho continuato i miei studi e non ho mai smesso di scrivere: ho collaborato con diverse riviste di geopolitica.
Ho avuto la fortuna di salire a bordo di questo Think Tank sin dall’inizio riuscendo, in questo modo, a dare il mio contributo dalle sue prime manovre e a crescere professionalmente insieme ad esso. Allo IARI mi occupo soprattutto di temi afferenti al costituzionalismo in Africa e negli Stati a maggioranza musulmana.
La mia curiosità verso il mondo si riversa probabilmente anche nelle altre attività.
Dedico il resto del mio tempo alla ricerca delle scoperte musicali e vado spesso ai Festival che ti permettono di spaziare dal dreampop alla Jazztronica, senza sembrare una persona confusa, e a condividere, contemporaneamente, la passione per la musica con persone provenienti da tutto il mondo. Amo viaggiare, oltre che fisicamente, anche attraverso il cinema: seguo con particolare interesse il cinema iraniano e coreano, ma confesso che il mio cuore appartiene al canadese Xavier Dolan.
La parola che odio di più è etnocentrismo: spesso si ignora che non esiste solo una prospettiva e che la realtà ha diverse facce se imparassimo a guardarla con gli occhi degli altri.
La mia parola preferita, invece, è prònoia: perché l’universo può giocare anche a nostro favore ma a volte lo dimentichiamo

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