Time to say goodbye: il Regno Unito e l’Ue dopo il divorzio non saranno più le stesse

[et_pb_section fb_built=”1″ _builder_version=”3.22.3″][et_pb_row _builder_version=”3.22.3″ background_size=”initial” background_position=”top_left” background_repeat=”repeat”][et_pb_column type=”4_4″ _builder_version=”3.0.47″][et_pb_text _builder_version=”3.0.74″ background_size=”initial” background_position=”top_left” background_repeat=”repeat”]

Dopo tre anni dal referendum su Brexit del 2016, i leader europei hanno dato il loro via libera al nuovo accordo sull’uscita di Londra dall’Unione europea prevista inizialmente il 31 ottobre. Ma cosa prevede il nuovo accordo? Questo accordo permette di non avere alcun confine fisico tra le due parti dell’isola d’Irlanda, confine fisico e dogana vengono invece spostati in prossimità del mare d’Irlanda: l’applicazione dei dazi europei e i controlli sul rispetto della regolamentazione Ue vengono dunque spostati ai porti che collegano la Gran Bretagna all’Irlanda del Nord. Infine, sul futuro dei rapporti tra l’intera Gran Bretagna e Unione europea si prevede nella Dichiarazione politica (documento giuridicamente non vincolante) un’area di libero scambio con zero dazi.

Dal 1957 al 2015 abbiamo assistito a continui ingressi nell’Unione da parte dei paesi europei, nessuno avrebbe mai pensato che uno Stato europeo potesse fare il contrario, ovvero chiedere di uscire dall’unione appellandosi all’articolo 50 del Tue (Trattato Unione Europea). Ma Il 23 Giugno 2016 è proprio ciò che è accaduto per la prima volta nella storia dell’Unione Europea. La Gran Bretagna si è recata alle urne inseguito al referendum sulla fuoriuscita dall’Ue. Si è trattato di Brexit proposta dal Governo conservatore del Primo Ministro David Cameroon, il quale per placare l’ala più euroscettica del suo partito e per affermare la sua leadership, convinto che il popolo britannico avrebbe votato a favore del remain promosse il referendum in tutta la Gran Bretagna, solo dopo il risultato del referendum capirà a sue spese di aver commesso un errore politico, sarà l’errore che gli costerà la carriera politica e le dimissioni da Primo ministro del Regno Unito.

Per comprendere meglio quali motivazioni hanno spinto i cittadini d’oltremanica a votare per il Leave e non per il Remain è necessario percorrere brevemente la storia dell’Inghilterra all’interno dell’Ue. La Gran Bretagna insieme a Danimarca e la Repubblica d’Irlanda ha fatto il suo ingresso il primo Gennaio 1973 quando ancora si chiamava Comunità Economica Europea (CEE). In quel periodo la Gran Bretagna era guidata dal Governo conservatore del Primo ministro Edward Heath. La permanenza del Regno Unito nell’Unione ha sempre visto l’alternarsi di momenti di grande entusiasmo a momenti di euroscetticismo, dal 1973 tutti i governi inglesi che si sono avvicendati hanno sempre mantenuto un atteggiamento di distacco da Bruxelles.

Fonte: Il Giornale.it
Una cartina della Gran Bretagna dopo il voto di Brexit,
il colore giallo evidenzia le zone che hanno votato per il Remain
il colore blue evidenzia le zone che hanno votato per il Leave

Ma perché nonostante un euroscetticismo permanente il Regno Unito decide di entrare nella CEE?

Le ragioni sono esclusivamente di natura economica, alla fine degli anni Cinquanta, il Regno Unito attraversa una pesante crisi economica, Il Pil del è uno dei più bassi d’Europa; mentre il tasso di disoccupazione è tra i più alti. A Londra non resta che tentare la via europea. Inizialmente La domanda di adesione alla CEE viene rifiutata due volte da parte europea, per l’opposizione della Francia, ma Parigi successivamente cede e concede l’ingresso agli inglesi nella CEE. Appena due anni dopo l’ingresso del Regno Unito nel 1975 venne indetto il primo referendum, per decidere sulla permanenza degli inglesi nella famiglia comunitaria. Il 26 aprile 1975 l’elettorato britannico vota a favore del remain, con una maggioranza pari al 62% dei votanti.

Nel 1979 divenne primo ministro una giovane donna, Margaret Thatcher, colei che passerà alla storia come la Lady di ferro, per la sua indole e la sua determinazione nel perseguire una politica di stampo liberista, nel Giugno del 1984 al vertice europeo di Fontainebleau batte i pugni sul tavolo e strappa alla Comunità europea uno sconto speciale per la penalizzazione subita allora da Londra per la politica agricola comune (Pac). Margaret Thatcher ottenne che i soldi, che Londra versava come contribuente nelle casse dell’Ue e che finivano per sovvenzionare l’agricoltura europea, tornassero indietro, verrà ricordata come colei che seduta al tavolo con gli altri Capi di Stato europei disse: “I want back my money”.

Margaret Thatcher, Primo Ministro Inglese dal 1979 al 1990

il Regno Unito per rimanere uno stato membro dell’Ue ha ricevuto numerosi incentivi e vantaggi, gli è stato permesso di restare alle condizioni che preferiva, prendendo quasi sempre i vantaggi, la Gran Bretagna non ha mai aderito all’accordo di Schengen con cui solo i cittadini dell’Unione possono spostarsi liberamente su tutto il territorio europeo, non ha mai aderito alla moneta unica europea l’Euro e non fa parte dunque dell’Eurozona, ma ha preferito mantenere la propria moneta nazionale, la sterlina inglese, infine proprio sul tema fiscale e della contribuzione al bilancio europeo il Regno Unito ha ottenuto un vantaggioso sconto dall’Unione quello che viene chiamato UK Rebate, nel 1985 Spagna e Portogallo chiesero di entrare a far parte dell’allora comunità europea, ma la Gran Bretagna minacciò di votare contro il loro ingresso se non gli fossero stati concessi dei benefici economici, l’accordo tra commissione europea e stati membri fu quello di tornare indietro il 66% del budget che ogni anno Londra versa nelle casse dell’Ue in quanto stato membro, questo vuol dire che dal 1985 ad oggi il Regno Unito ha contribuito al bilancio europeo solo con il 34% del budget dovuto, una percentuale piuttosto bassa per un paese importante e ricco come la Gran Bretagna, se si considera che un paese come l’Italia molto più povero del Regno Unito è il terzo contributore del bilancio europeo dopo Germania e Francia.

La domanda a questo punto sorge spontanea ma siamo sicuri che Bruxelles abbia sempre trattato male il Regno Unito? Nonostante l’Unione Europea da sempre abbia acconsentito alle richieste di Londra e abbia concesso numerosi vantaggi ai cittadini britannici perché al referendum Brexit ha vinto il Leave e non il Remain? Perché così tanta rabbia nei confronti dell’Unione Europea?

Nigel Farage, leader del partito euroscettico Ukip

Le cause sono molteplici, una prima causa va ricercata sicuramente nel retaggio culturale della popolazione inglese, soprattutto nei meno giovani che abitano fuori la città di Londra, convinti di essere ancora un impero e in tempi moderni di poter contare sul Commonwealth, un’organizzazione internazionale presieduta dalla Gran Bretagna e composta da 53 Stati tutti ex colonie inglesi, un’altra causa come abbiamo detto è stato l’errore commesso dall’ex Premier David Cameroon e dal suo partito conservatore, supportato dal partito euroscettico Ukip guidato da Nigel Farage il quale si è speso in lungo e in largo in tutte le città per far uscire il Regno Unito dall’Ue.

Ma siamo tutti così sicuri che da questo divorzio tra Unione Europea e Regno Unito si possano cercare vincitori e vinti? entrambe le parti hanno perso qualcosa senza necessariamente ottenere alcun vantaggio in cambio, l’Unione Europea ha perso un grande paese membro, il terzo dopo Germania e Francia, senza dubbio una delle più vecchie e solide democrazie occidentali, il primo paese dal punto di vista militare considerando che la Royal Navy ancora oggi è la marina europea più importante, in uno scacchiere internazionale sempre più frammentato, con l’Unione Europea che spesso fatica a trovare la propria forza geopolitica forse non è stata una saggia scelta quella di lasciar andare il Regno Unito. Inoltre resta da capire se Londra dopo il divorzio dall’Ue entrerà sempre di più nella zona d’influenza di Washington alleato storico degli inglesi, cosi come vorrebbe il Presidente Donald Trump, allontanando l’Inghilterra ancor di più dai paesi europei.

Il Regno Unito invece con il nuovo accordo negoziato dal nuovo primo ministro Boris Jhonson cosa ha ottenuto? dall’inizio delle negoziazioni con Bruxelles sicuramente un’instabilità politica, sono stati ben tre i primi ministri che si sono avvicendati per cercare di risolvere la questione, David Cameroon, Theresa May e Boris Jhonson. In seconda battuta il rischio di spaccare il paese, le continue minacce della Scozia di proporre un referendum per staccarsi da Londra e andare con l’unione europea sembra che vadano nella direzione di avere un Regno non tanto unito, infine in merito all’andamento del PIL del Regno Unito che dopo il referendum del giugno 2016 è cresciuto a un ritmo inferiore rispetto alla media dell’Eurozona. La moneta britannica si è svalutata di circa il 20% rispetto all’euro. La svalutazione della sterlina ha da un lato reso più competitive le esportazioni britanniche, ma dall’altro ha provocato un aumento dell’inflazione nel paese. Infine La Borsa di Londra dopo Brexit non sarà più la stessa, non sarà più il centro della finanza europea e una tra le borse più importanti al mondo, ma anche l’Unione senza la Gran Bretagna non sarà più la stessa.

A Sinistra il neo Primo Ministro inglese Boris Johnson, a destra Jean Claude Juncker Presidente della Commissione Europea dal 2014 al 2019
[/et_pb_text][et_pb_image src=”https://iari.site/wp-content/uploads/2019/12/1.jpg” admin_label=”banner dossier” _builder_version=”3.24.1″ locked=”off”][/et_pb_image][/et_pb_column][/et_pb_row][/et_pb_section]

Gabriele La Spina

Gabriele La Spina, attualmente Capo Redattore e analista geopolitico per gli Affari Europei in IARI. Nato a Catania nel 1991, ha conseguito la laurea triennale in Politica e Relazioni Internazionali presso l’Università degli Studi di Catania, ha proseguito gli studi a Milano, conseguendo il Diploma in Affari Europei presso l’Istituto per gli Studi di Politica Internazionale (ISPI). Infine ha continuato con la laurea magistrale in Internazionalizzazione delle Relazioni Commerciali sempre presso l’Ateneo di Catania.

Latest from DAILY