MOSCA GUARDA A SUD: IL VERTICE DI SOCHI, IL PRIMO PASSO DI UNA NUOVA POLITICA ESTERA RUSSA IN AFRICA

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Il vertice di Sochi che ha visto impegnato Vladimir Putin, il presidente Al-Sisi ed altri quarantatré leader del continente africano si è concluso con dichiarazioni programmatiche di grande impatto che, se effettivamente attuate, potrebbero rappresentare un rilancio dell’attività del Cremlino in un quadrante geopolitico in cui essa è storicamente poco presente, vuoi per la maggiore vicinanza ad altri scacchieri internazionali di più immediata rilevanza- si pensi alla Siria, agli Stati dell’Asia Centrale e più ingenerale al Medio-Oriente- vuoi perché l’Africa ha rappresentato, nello scenario storico post-sovietico, la naturale estensione dell’influenza sovietica, e pertanto negletta a favore del perseguimento di obiettivi di più immediato valore strategico.

Tuttavia, già a partire dall’inizio dell’anno, Mosca ha ripreso ad interessarsi del continente nero, ed in special modo dell’area Subsahariana, per due ordini di ragioni: si tratta innanzitutto di cercare, e trovare, sbocchi di politica estera alternativa rispetto a quelli tradizionali est-europei e mediorientali, che vedono il Cremlino scontrarsi con un permanente stato di impasse, e sottrarre preziose sfere di influenza alla Cina, cercando al contempo di rivitalizzare l’economia ed il Made in Russia.

La conferenza di Sochi rappresenta il culmine di questa nuova linea della politica estera moscovita. Nel primo punto della dichiarazione congiunta risultata dal vertice, risulta infatti l’impegno bilaterale nel voler “combattere congiuntamente la dittatura politica ed il ricatto monetario nel commercio internazionale e nella cooperazione economica “, volendo quindi Mosca impegnarsi nel porsi come centro di influenza alternativo rispetto a Pechino o all’Europa, e cercando anche di porsi come partner credibile e di fiducia.

Per questo un non secondario rilievo può essere attribuito alle intenzioni, espresse dalla Russia e appoggiate con estremo vigore dal Mali, dallo Zimbabwe e da altri esponenti di rilievo nel settore minerario, di investire ingenti risorsi nello sviluppo delle miniere africane, sfruttando la tradizionale expertise della Russia in questo settore. Non solo: il Cremlino si è dimostrato disponibile e aperto al dialogo su lotta ai cambiamenti climatici e sviluppo energetico, temi che sono molto sentiti in un continente in cui l’impatto degli stravolgimenti del clima è particolarmente sentito. Sono state inoltre negoziate formule di agevolazione per le aziende russe in Africa, al fine di stimolare gli investimenti.

Al termine del vertice dunque, sembra possibile poter affermare che la politica estera di Mosca abbia ufficialmente trovato un canale di penetrazione in Africa che, se sfruttato saggiamente, sarà in grado di apportare notevoli benefici ad entrambe le parti.

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