La bollente estate del Mar Glaciale Artico

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Un’estate di fuoco, in senso letterale, quella appena trascorsa nel Mar Glaciale Artico. Le immagini degli incendi che hanno interessato Groenlandia, Siberia, Canada ed Alaska, con gli animali in fuga avvolti dalle fiamme, hanno fatto il giro del mondo: d’improvviso, lo stereotipico candore artico, è stato sostituito dal rosso fuoco. La tundra artica è una zona ricca di torbiere, depositi di residui vegetali che si sono accumulati nel corso di migliaia di anni. Gli incendi in questi ecosistemi sono particolarmente gravi poiché causano il rilascio di grandi quantità di sostanze inquinanti. Oltre a danneggiare gravemente gli ecosistemi artici e la fauna e la flora che li popolano, gli incendi stanno provocando l’emissione di molta CO2, esacerbando ulteriormente la crisi climatica globale.

Tra le cause degli incendi artici possiamo annoverare il riscaldamento globale, che ha fatto registrare temperature record presso il Circolo Polare Artico. Alte temperature vuol dire scioglimento dei ghiacciai, e di conseguenza innalzamento degli oceani. Gli incendi sono cominciati a giugno, scatenati da un’estate precoce ed estremamente calda e secca. L’aumento delle temperature, comunque non è equamente ripartito, e l’Artide si sta riscaldando a una velocità doppia rispetto al resto del pianeta. Nelle regioni andate a fuoco, le temperature sono state anche tra gli 8 e i 10 gradi più calde rispetto alla media. Questo ha reso secco il paesaggio, producendo materiale che ha portato agli incendi naturali delle foreste, probabilmente scatenati anche da qualche fulmine.

Come se non bastasse, i ricercatori sottolineano la possibilità che il riscaldamento globale causi il disgelo del permafrost artico, che vorrebbe dire grandi quantità di gas serra che al momento restano immagazzinate, ma che verrebbero in tal caso rilasciate. Inoltre, qualora per le prossime estati si dovessero presentare le medesime condizioni, c’è il rischio che si verifichino nuovamente gli stessi incendi, innescando un pericoloso circolo vizioso. Il riscaldamento globale innesca tuttavia, un altro circolo vizioso, quello relativo all’incremento delle attività antropiche tra i ghiacci. Difatti l’Artico non è più quella piattaforma ghiacciata, lontana dai grandi traffici ed immersa nel silenzio. All’indomani della scoperta delle risorse custodite nell’Artico, le grandi potenze si sono trovate di fronte a una terra “vergine” o quasi, tutta da scoprire e con tanti giacimenti che inevitabilmente hanno suscitato interessi e tensioni di potenze artiche e non. La zona è importante per le cospicue risorse ittiche ma soprattutto energetiche e minerarie che stanno facendo gola alle potenze oramai a livello globale. Gli incendi dell’estate appena trascorsa quindi, hanno come conseguenza, l’uscita allo scoperto di alcune di queste risorse, sulle quali, da circa un decennio, si sta intensificando l’interesse delle potenze mondiali.

Scenari geopolitici: un punto di vista Azimutale

Artico: questo sconosciuto? Non più ormai. Quando parliamo del Mar Glaciale Artico ci riferiamo alla più ampia piattaforma continentale del pianeta, una zona anticamente lontana dai grandi traffici, per problemi legati alle temperature proibitive ed alle difficoltà oggettive per raggiungere questi luoghi. Tuttavia lo scenario è cambiato molto negli ultimi decenni: il riscaldamento globale sta causando danni incalcolabili,ma che aprono porte agli interessi di compagnie petrolifere e turistiche. Da qualche tempo quindi, la tranquillità artica è stata sostituita dal trambusto degli scavi nelle miniere, dalle ipotesi di navigabilità e dalle rinvigorite mire indipendentistiche della Groenlandia. È il punto di partenza per la cosiddetta “gara polare”: un nuovo mondo, nuovi spazi ed un mare di possibilità, oltre che di conflitti.

Gli attori in questo ambito sono molteplici. In primis gli stati artici: Danimarca, Norvegia, Stati Uniti, Canada e Russia; tuttavia un ruolo tutt’altro che marginale è ricoperto dalla Cina e dall’Unione Europea. più si sciolgono i ghiacciai e più aumentano i traffici quindi; d’altronde, stando alle previsioni degli studiosi, il clima artico potrebbe divenire in maniera repentina, molto più vivibile per l’uomo. Tanto è vero che i cinesi hanno già impiantato dei contesti stabili in termini di sfruttamento dei territori. Inoltre c’è l’impronta cinese su cospicui su importanti opere che tendono ad agevolare le attività mercantili nella regione. Una su tutte è la ferrovia che va dalla città norvegese di Kirkenes alla località finlandese di Rovaniemi, largamente finanziata da Pechino. Tale linea servirà a trasportare merci e container dall’Artico al resto d’Europa, e su questo, i cinesi non volevano di certo essere esclusi. Come se non bastasse, la Cina intrattiene ottimi legami commerciali con tutte le potenze artiche ed accordi con la Groenlandia improntati sul classico gioco “risorse in cambio di infrastrutture” che fa comodo ad entrambi; tutto ciò allarma non poco le altre potenze artiche e suscita preoccupazioni anche in Europa.

Tuttavia, la potenza artica per eccellenza resta la Russia. Infatti, anche se a seguito delle salate sanzioni imposte dall’Unione Europea, ha dovuto chiedere aiuto economico a Pechino, Mosca resta comunque un attore di primo piano per la regione. Sembra infatti, che la Russia stia spostando il proprio baricentro geopolitico verso nord. A dimostrazione di ciò, l’incremento notevole di risorse militari orientate verso l’Artico. L’ingerenza russa nella regione si basa sia su motivazioni demografiche e territoriali, sia su aspetti economici e geopolitici. Per quanto riguarda il primo aspetto, va detto che la Russia vanta, rispetto agli altri stati rivieraschi la maggior porzione di territorio confinante con l’Oceano Artico, inoltre due dei quattro milioni di abitanti delle regioni artiche vivono in Russia, dove troviamo città popolose come Murmansk, che paragonate ai piccoli villaggi dell’Alaska e del Canada, rende chiara la differenza in termini abitativi. Il secondo aspetto, quello inerente l’aspetto economico e gepolitico, va tenuto conto del fatto che la Russia è una superpotenza energetica ed intende mantenere solida questa prerogativa, utilizzando le risorse a disposizione, come il giacimento di Shotokman, il più grande giacimento di gas al mondo.

Anche per il Canada, l’Artico è un elemento costitutivo della sua identità. Il titolo storico dei canadesi nell’area è basato in larga misura sulla presenza millenaria degli inuit. Anche per Ottawa le motivazioni territoriali ed economiche sono molteplici: in primo luogo il Canada intende consolidare la sovranità sulle circa 1600 isole del proprio arcipelago. Per quanto riguarda l’aspetto economico invece, oltre all’aspetto relativo alle risorse, molto si sta facendo per la realizzazione di infrastrutture e per la promozione turistica.

Infine, gli Stati Uniti, i quali per molto tempo non hanno agito da “attore artico”, relegando nella marginalità il ruolo dell’Alaska. Solo con Trump c’è stato un nuovo orientamento nei confronti della regione, con dei finanziamenti ed un nuovo via libera alle attività petrolifere, dopo lo stop di Obama.

Scenari futuri: l’Artico al centro

Come già detto, l’Artico costituisce a tutti gli effetti un mondo nuovo. Non è da escludere pertanto che quella a cui stiamo assistendo, sia una vera e propria corsa, come ai tempi dell’oro negli Stati Uniti; solo che questa volta le risorse per cui si corre sono molteplici e fanno gola alle potenze che insistono nella regione. Attualmente in questo enorme teatro strategico, gli stati mantengono un doppio profilo: da un lato stringono accordi di scambio e cooperazione, dall’altro mostrano i muscoli con l’incremento militare. L’aumento dei traffici è ormai palese: lo dimostrano le grandi quantità di navi mercantili e da crociera che transitano per questi mari. È ipotizzabile che nel medio-lungo termine si possano verificare tensioni e scontri, con protagonisti ancora una volta Russia e Stati Uniti, in una sorta di nuova Guerra Fredda, dove Canada e Cina ricoprirebbero ruoli di contorno e, le “piccole” Norvegia e Danimarca si troverebbero invischiate in una situazione che le costringerebbe a scegliere. Come se non bastasse, il riscaldamento globale, con l’aumento delle attività e delle tensioni nell’area, renderebbero anacronistico il corpus normativo della regione, basato sulla Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare di Montego Bay, entrata in vigore nel 1994, un momento storico in cui, era ancora troppo difficile prevedere che il contesto si evolvesse in questi termini. La Convenzione definisce per ogni stato la propria Zona Economica Esclusiva, all’interno della quale, ciascuno stato ha piena sovranità sulle risorse ittiche e petrolifere. Proprio da questo aspetto normativo potrebbero sorgere ulteriori tensioni: le difficoltà pratiche riscontrate per definire i confini delle rispettive Zone Economiche Esclusive, potrebbero venire utilizzate come pretesto per ulteriori rivendicazioni.

In conclusione è molto probabile che manchi davvero poco all’apertura di una concezione del tutto nuova della geopolitica. L’Artico, con il repentino aumento delle temperature e gli interessi che vi si annidano, potrebbero spostare il centro del Mondo dal continente Eurasiatico, alle fredde latitudini artiche. È praticamente palese il ribilanciamento degli interessi geopolitici in questo senso; pertanto sembra arrivato il momento di riconsiderare anche il modo in cui consideriamo il pianeta. Chissà è forse giunto il momento in cui la cartina geografica che conosciamo, con la proiezione di Mercatore, lasci il campo alla proiezione Azimutale, con l’Artico al centro.

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Domenico Modola

Vivo a Brusciano (NA) ed ho una laurea Magistrale in Scienze Politiche Studi Internazionali presso L’Università degli Studi di Napoli “L’Orientale” con una tesi in Geografia Politica delle Relazioni Internazionali.
La macroarea di cui mi occupo è l’Artico. Scrivo di tutti gli aspetti relativi alla geopolitica di quei territori.
Lo IARI Mi sta dando una grande opportunità di crescita, con annessa la possibilità di fare ciò che veramente mi piace. Essere analista IARI vuol dire confronto con una realtà seria e professionale, ma formata da giovani. Far parte di una redazione come quella di IARI è un grandissimo slancio. Il think tank offerto grazie alle analisi di redattori e collaboratori è un utilissimo mezzo per comprendere al meglio le dinamiche mondiali. Le analisi pubblicate sono di continuo stimolo e approfondimento.

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