ITALIA-UE, CI RISIAMO: DUBBI SUL PROGETTO DI BILANCIO 2020

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Ancora Italia contro UE, ancora una volta sotto imputazione i conti dello Stato italiano. Dopo il rischio di una procedura nell’ultima estate, la situazione non sembra migliorare per il nostro Paese che ancora una volta si ritrova sotto la lente di ingrandimento dell’Unione Europea la quale mostra le sue perplessità riguardo il deficit strutturale italiano che non appare in linea con le decisioni Ecofin.

Stando a quanto sottolineato dalla Commissione, l’Italia non starebbe rispettando i parametri di riduzione del debito per il 2020. Nella prima lettera spedita dalla Commissione si evince come l’UE stia cercando di instaurare un dialogo inizialmente costruttivo e di confronto con il nostro Paese per comprendere appieno la posizione italiana riguardo il suo progetto di manovra, pur non nascondendo tuttavia le sue perplessità in merito alle proiezioni di un peggioramento del deficit strutturale del prossimo anno e l’aumento del tasso di crescita della spesa pubblica primaria (il che sarebbe in contrasto con la raccomandazione del Consiglio attuata il 9 luglio 2019).

La reazione italiana non si è fatta attendere, non c’è aria di preoccupazione riguardo il richiamo dell’Unione Europea e l’Italia intende continuare a camminare sulla sua strada non volendo dare una forte deviazione al progetto di bilancio. Cosa cambia rispetto ai richiami dell’estate del 2019? Qual è il piano dell’Italia?

Sembra che il nostro Paese abbia voluto far “tesoro” del precedente richiamato dell’Unione Europea, dopo essere riusciti a scampare alla procedura d’infrazione l’Italia ha potuto sì guadagnar tempo ma ciò non l’ha privata della lente di ingrandimento che continua a monitorarla, per questo si è deciso di puntare forte contro l’evasione fiscale e promuovere i pagamenti digitali, iniziando una sorta di lenta e progressiva “lotta al contante”. Promuovere e incentivare i pagamenti in digitale sono un punto focale del nuovo programma di governo, non è un caso che fino a questa estate sia stata proprio l’Unione Europea a suggerire un provvedimento del genere a fronte dei problemi rilevati nei conti italiani.

Se da un lato il recente confronto estivo ha spinto l’Italia a mostrarsi ben disposta nell’accettare i consigli dell’Unione Europea, vedi l’incentivo ai pagamenti digitali e il rinnovo della lotta all’evasione fiscale, non sembra tuttavia che ci sia apertura da parte del governo di eliminare dalla spesa provvedimenti molto discussi quale Quota 100 la quale continuerà regolarmente a essere parte del programma di governo (malgrado le numerose critiche provenienti anche dall’interno del governo stesso). Una sorta di “braccio di ferro” potremmo dire da parte dell’attuale governo che non vuole veder snaturati le proprie riforme cardine, le opinioni contrastanti nello scenario politico italiano hanno scatenato molti dibattiti attorno a Quota 100 e sulla sua effettiva bontà nel lungo termine in virtù dei suoi costi che vanno a pesare sulla spesa pubblica per gli italiani.

La realtà politica interna vede ancora una volta sullo sfondo l’Unione Europea come terzo in comodo che va comunque “accontentato”, da un lato accogliendo parte delle sue indicazioni fornite nell’ultima estate su alcune misure da attuare per aggiustare i conti (lotta all’evasione fiscale, promozione dei pagamenti in digitale), dall’altro non rinunciando al ribadire la bontà dei propri provvedimenti cardine e che sono continuamente bersagliati dalle critiche (dall’opposizione e dall’interno del governo stesso). Stravolgere totalmente la manovra di bilancio rischia di gettare le basi a un nuovo scossone nello scenario politico italiano, ecco perché la battaglia va saggiamente combattuta su più fronti, perché se è vero che bisogna render conto alle istituzioni sovranazionali è anche vero che bisogna mandare un messaggio di forza che legittimi le idee di questo governo, a partire dai provvedimenti da sempre ritenuti cardine e indissolubili.

Opposizione e, paradossalmente, correnti stesse del governo non aspettano altro per poter dire “io lo avevo detto”. L’ultima cosa di cui ha bisogno l’Italia adesso è l’ennesimo terremoto politico.

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