Un’altra via per la pace: prospettive sociopolitiche dopo il voto in Mozambico

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Il 15 Ottobre del 2019 si sono tenute le elezioni generali in Mozambico. La data per un ritorno alle urne nella ex-colonia lusitana era stata fissata lo scorso anno dal presidente Felipe Nyusi, capo politico del FRELIMO-Fronte di liberazione nazionale, al potere dal 1975, nella speranza di poter contare su un clima politico più sereno rispetto alle ultime elezioni, datate 2014, nel corso delle quali, proteste, violenze e sospetti di brogli avevano scosso l’opinione pubblica sia interna che internazionale. Infatti, la storica formazione di opposizione, la Resistência Nacional Moçambicana- RENAMO, aveva duramente contestato il risultato elettorale, rivendicando ben sei province assegnate agli avversari. Nel corso delle votazioni della scorsa settimana, si è per la prima volta votato anche per le elezioni amministrative, i cui seggi erano storicamente assegnati da Maputo. Questo cambiamento consentirebbe quindi alla Renamo di conquistare maggiore potere in quelle che sono aree da sempre soggette alla sua influenza. Sembra, tuttavia, destinato a ripetersi il worst-case scenario di cui la comunità internazionale è già stata testimone cinque anni fa. Sebbene non siano ancora stati diffusi i dati ufficiali sul risultato elettore, sembra altamente probabile che il FRELIMO abbia ottenuto un nuovo mandato quinquennale, anche stavolta con un ampio margine di maggioranza. Risultato che, probabilmente, sarà rinnegato dall’ opposizione. Se, infatti, a seguito della tregua annunciata nel maggio del 2017, dopo un travagliatissimo iter diplomatico tra le due principali ali politiche, il presidente in carica ed il leader della Renamo, Afonso Dhlakama, avevano siglato un primo accordo di intesa, immortalato dalla storica foto dell’abbraccio tra i due leader, tutto è improvvisamente cambiato alla morte di Dhaklama, il 3 maggio 2018. L’accordo di pace, che poteva essere una pietra miliare nella soluzione del conflitto civile nel Paese, non è sopravvissuto alla morte di uno dei suoi ideatori.

In sintesi, il trattato di pace prevedeva l’accettazione del potere del FRELIMO, la cessazione di ogni violenza ed ostilità, la demilitarizzazione della Renamo, ed il progressivo reinserimento della stessa nel tessuto politico mozambicano. Se il capo politico della Renamo, Ossufo Momade, ha accettato di partecipare alle elezioni, il capo dell’ala armata del generale Mariano Nhong ha però sconfessato l’accordo raggiunto dal suo predecessore, spezzando l’integrità della Resistenza, e ponendosi alla testa di una compagine che ha minacciato nei giorni immediatamente precedenti la votazione, di compiere attentati e assassinare ogni leader politico che appoggiasse il ritorno alle urne. Gli scenari politici che si aprono adesso per il Paese, sono sostanzialmente due, uno costruttivo ed uno distruttivo, e dipendono dalla percezione del pubblico, e specialmente della Renamo, sulla correttezza dello svolgimento del voto e del suo conteggio che, secondo gli osservatori internazionali è il momento in cui è più probabile il registrarsi di inesattezze e irregolarità. La percezione di un voto corretto si gioca soprattutto sul piano delle amministrative: se, infatti, le storiche roccaforti della resistenza risultassero vinte dal Frelimo, di certo si creerebbe terreno di scontro, come peraltro già accaduto nel 2014, e come preannunciato dallo stesso fronte politico che ha dichiarato di “non poter accettare il risultato elettorale” se macchiato da irregolarità.

Tale fragilità è complicata dall’insorgenza di tensioni nell’area Nord del paese, nella provincia di Cabo Delgado, in cui il conflitto etnico derivante dal sentimento diffuso di esclusione delle minoranze mweni, violentemente repressa dal governo di Maputo, si interseca con alcuni attentati a matrice terroristica che potrebbero ricondursi all’ala africana dell’ IS. Voci insistenti, vorrebbero in tali attentati anche la complicità delle autorità locali, che avrebbero spalleggiato i gruppi terroristici incoraggiandone addirittura l’ingresso complice anche la porosità dei confini nazionali.

Esiste però un’altra via per il Mozambico: la via della cooperazione tra le forze politiche in vista di un obiettivo più alto, ovvero la stabilizzazione del Paese, che potrebbe spingere al rialzo l’economia nazionale. Maputo, infatti, sebbene ancora inserito nella lista dei paesi più poveri del mondo, possiede un tessuto economico molto interessante, che sembra cominciare a dare segni di ripresa rispetto alla drastica recessione del 2017, con una stabilizzazione dei prezzi delle materie prime, che il territorio mozambicano possiede in abbondanza, e un nuovo impulso all’industria estrattiva. Una situazione politica stabile ed un dialogo tra le compagini in campo, consentirebbe di certo a Maputo di spiegare quelle riforme strutturali di cui il Paese avrebbe un disperato bisogno per sperare in un futuro di avvicinarsi ad altre economie ben più floride, quale ad esempio quella sudafricana.

Sarà principalmente compito di Felipe Nyusi, probabile vincitore delle elezioni del 15 ottobre, cercare un mezzo per assicurare un dialogo duraturo con l’opposizione e soprattutto per guadagnare la fiducia dei cittadini e dei partner internazionali, che hanno osservato da vicino anche la votazione in oggetto, riscontrando come il partito del presidente avesse approfittato del controllo sugli strumenti elettivi per ottenere il dominio delle votazioni, come riportato dalla missione di osservazione dell’Unione Europea. Per il presidente in carica sarà importante tenere presente che l’unica via percorribile per il paese è quella che passa dalla riconciliazione sociale e politica con la Renamo, affinché Maputo possa trovare un suo spazio all’interno della compagine dei Paesi realmente rispettosi dei diritti civili.

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