24 OTTOBRE 1962: GLI EQUILIBRI MONDIALI APPESI AL FILO TELEFONICO WASHINGTON-MOSCA

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Nella mattinata del 24 ottobre del 1962 – esattamente 57 anni fa, la crisi missilistica di Cuba raggiunse la sua fase più acuta: 25 navi sovietiche, che trasportavano carichi militari, si avvicinano alle coste cubane, minacciando di forzare il blocco navale decretato dagli Stati Uniti due giorni prima. La comunità internazionale guarda con ansia e preoccupazione l’evoluzione degli eventi, mentre il conflitto tra le due Superpotenze appare imminente.

La crisi cubana scoppiò a seguito della scoperta, da parte di un ricognitore americano, dell’Operazione Anadyr, che prevedeva l’installazione di missili sovietici in territorio cubano. A due anni dalla rivoluzione castrista, i rapporti tra gli Stati Uniti e il vicino caraibico sono ai minimi storici. L’amministrazione Eisenhower aveva rotto i rapporti diplomatici ed ordinato l’embargo economico nei confronti di Cuba; successivamente, entrato in carica nel 1961, il Presidente J.F Kennedy continuò sulla scia del predecessore: da un lato veniva giocata la carta diplomatica dell’ “Alleanza per il progresso” per isolare Cuba dagli altri Paesi dell’America latina, dall’altro si tentava di destabilizzare il governo dell’Havana attraverso una “controrivoluzione”, che doveva essere condotta da esuli cubani, addestrati in Guatemala fin dal 1960 dalla CIA. L’invasione della Baia dei Porci, autorizzata da Kennedy nel 1961, fallisce per la dura repressione dell’esercito castrista.

Il dittatore cubano, dunque, temendo ulteriori azioni destabilizzatrici da parte americana, chiede aiuto ai sovietici, i quali si mostrano ben disposti ad aiutare il nuovo prezioso alleato, distante solo 90 miglia dalle coste della Florida. Si arriva ai giorni della crisi (14 ottobre-28 ottobre 1962), quando l’equilibrio strategico della Guerra Fredda rischia di precipitare: mai il conflitto nucleare parve più vicino come in quelle settimane. Il 22 ottobre, il Presidente Kennedy svela in diretta televisiva la presenza di missili sovietici a Cuba e annuncia una “quarantena” nei confronti del vicino caraibico (non utilizza il termine “blocco navale” perché configurabile come atto di guerra secondo il diritto internazionale), per prevenire ulteriori rifornimenti di armi ed equipaggiamenti da Mosca.

Quel 24 ottobre, quando i vertici militari USA proclamarono l’allarme rosso di pericolo (DEFCON 2, il più alto dell’era Guerra Fredda) per via dell’avanzata delle navi sovietiche verso Cuba, il Segretario Kruscev ordinava agli equipaggi di non forzare il blocco statunitense. La crisi cubana non finirà in quell’occasione, bensì 4 giorni dopo: Kennedy accetta pubblicamente la proposta di Kruscev, il quale chiede garanzie sulla sicurezza del nuovo regime cubano in cambio dell’immediato ritiro dei missili sovietici; inoltre il Presidente americano concorderà segretamente il ritiro dei missili balistici “Jupiter”, dislocati in Turchia e puntati verso il territorio sovietico.Gli equilibri della Guerra Fredda sono salvi; il mondo bipolare post Seconda guerra mondiale, fondato sulla deterrenza nucleare, è stato preservato.

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Emanuele Gibilaro

Classe 95, analista di politica estera USA, membro del direttivo IARI e brand ambassador. Studente magistrale in Relazioni Internazionali (indirizzo Diplomazia e Organizzazioni internazionali) presso l’Università degli Studi di Milano. Ho conseguito la laurea triennale in “Storia, politica e Relazioni internazionali” a Catania- città di cui sono originario- con una tesi sul rapporto tra giornalismo e comunicazione politica durante alcuni eventi salienti della storia contemporanea di Italia e Stati Uniti.
Per IARI mi occupo di politica estera e interscambio diplomatico degli Stati Uniti con i principali attori internazionali. Ma anche di questioni energetiche e sicurezza nazionale. Approfondisco tali tematiche da diversi anni, in un’ottica che contempera dimensione giuridica, storica, diplomatica, militare ed economica.
Ho sposato il progetto IARI fin dal primo giorno della sua fondazione, perché ho visto un gruppo affiatato, competente e motivato a creare una realtà che diventasse un punto di riferimento per il mondo accademico italiano, ma anche per chi desidera avere un quadro sulla politica e i fenomeni internazionali. Abbiamo scelto il formato di think tank specializzato in quanto fenomeni complessi come quelli internazionali meritano un’elaborazione analitica, precisa e pluridimensionale, che non semplifichi le questioni con ideologie e luoghi comuni (così come spesso accade nelle testate giornalistiche del nostro Paese). Pertanto, l’analista deve mettere le sue competenze a disposizione del lettore, individuando possibili scenari e fornendo a chi legge tutti gli elementi necessari alla formazione di un’opinione.

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