L'ultima di una lunga serie di nomine: chi è l'uomo scelto da Trump come Consigliere per la sicurezza nazionale

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Ad una settimana dall’allontanamento, causa incompatibilità politica, di John Bolton dal ruolo di Consigliere per la sicurezza nazionale, il Presidente Trump ha reso noto il profilo del suo successore. Si chiama Robert O’Brien e – dopo Flynn, McMaster e, appunto, John Bolton- sarà il quarto Consigliere per la sicurezza nazionale dall’insediamento della presidenza Trump.

L’avvocato O’Brien vanta una lunga carriera in ruoli governativi e gode di una grande fiducia negli ambienti repubblicani. Nominato nel 2005 da Bush come rappresentante presso l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, ha anche lavorato a stretto contatto con gli ex Segretari di Stato Condoleeza Rice e Hillary Clinton. Prima di quest’ultima nomina, O’Brien ha ricoperto il ruolo di inviato USA per gli “hostage affairs”, una posizione stabilita da Trump per coordinare gli impegni diplomatici del Governo in materia di detenuti all’estero. Recentemente O’Brien è passato agli onori della cronaca per aver condotto con la Corte svedese le operazioni di rilascio del rapper americano A$ap Rocky (su cui il Presidente Trump si era esposto pubblicamente). Il nuovo top advisor del Presidente dovrà affrontare molteplici sfide, come l’escalation della crisi iraniana; i colloqui con i talebani, bloccati il 9 settembre da Trump; l’interscambio con la Corea del Nord, punto cardine della politica estera del Presidente, poiché una eventuale formalizzazione di accordo con Pyongyang potrebbe rivelarsi una straordinaria carta da giocare in campagna elettorale.

L’avvicendamento ai vertici della sicurezza nazionale è il 36esimo all’interno dell’amministrazione da quando, nel gennaio 2017, Trump ha assunto le funzioni presidenziali. Un record assoluto in quanto a turnover di funzionari governativi durante il primo termine di una presidenza americana. A dimostrazione ulteriore della volubilità del Presidente, poco tollerante con i funzionari che si discostano dalla sua visione politica e della società. Tutti sanno, nei palazzi di Washington, con quanta facilità Donald Trump utilizzi l’espressione: “You are fired!”.

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Emanuele Gibilaro

Classe 95, analista di politica estera USA, membro del direttivo IARI e brand ambassador. Studente magistrale in Relazioni Internazionali (indirizzo Diplomazia e Organizzazioni internazionali) presso l’Università degli Studi di Milano. Ho conseguito la laurea triennale in “Storia, politica e Relazioni internazionali” a Catania- città di cui sono originario- con una tesi sul rapporto tra giornalismo e comunicazione politica durante alcuni eventi salienti della storia contemporanea di Italia e Stati Uniti.
Per IARI mi occupo di politica estera e interscambio diplomatico degli Stati Uniti con i principali attori internazionali. Ma anche di questioni energetiche e sicurezza nazionale. Approfondisco tali tematiche da diversi anni, in un’ottica che contempera dimensione giuridica, storica, diplomatica, militare ed economica.
Ho sposato il progetto IARI fin dal primo giorno della sua fondazione, perché ho visto un gruppo affiatato, competente e motivato a creare una realtà che diventasse un punto di riferimento per il mondo accademico italiano, ma anche per chi desidera avere un quadro sulla politica e i fenomeni internazionali. Abbiamo scelto il formato di think tank specializzato in quanto fenomeni complessi come quelli internazionali meritano un’elaborazione analitica, precisa e pluridimensionale, che non semplifichi le questioni con ideologie e luoghi comuni (così come spesso accade nelle testate giornalistiche del nostro Paese). Pertanto, l’analista deve mettere le sue competenze a disposizione del lettore, individuando possibili scenari e fornendo a chi legge tutti gli elementi necessari alla formazione di un’opinione.

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