Papa Francesco e la diplomazia vaticana in Africa: verso un “nuovo umanesimo” globale

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Al termine del suo viaggio nel continente africano, che ha toccato Mozambico, Madagascar e Mauritius, Jose Bergoglio lancia alla comunità ecclesiastica ed internazionale una nuova sfida: ricostruire il patto per l’educazione, per un nuovo umanesimo globale.

Si è appena concluso il viaggio del sommo pontefice in territorio africano, viaggio che ha interessato Mozambico, Madagascar e Mauritius, e che ha visto Francesco impegnato nel rilancio della diplomazia vaticana in quelli che sono considerati dall’opinione comune “ i confini del mondo”: un rilancio che era già iniziato lo scorso anno con la nomina di Desiré Tsarahazana, presidente della Conferenza episcopale del Madagascar, a cardinale, e che si inserisce nel solco della nuova evangelizzazione del continente. L’ Africa, infatti, rappresenta una eccezione all’interno del panorama mondiale, in cui l’indice di coloro che si dichiarano appartenenti alla chiesa cattolica continua, lentamente ma inesorabilmente, a scendere (clamoroso il caso del Brasile, in cui gli ultimi dati indicano una diminuzione di circa il 10% in un anno). La visita del capo spirituale della Chiesa, dunque, si preannuncia come un segnale forte delle relazioni diplomatiche, aventi natura storica, con i paesi dell’Africa subsahariana.

Il vaticano ha stabilito rapporti diplomatici con Mozambico, Madagascar e Mauritius tra gli anni ’60 e ’70 del 900: particolarmente importanti sono quelli con Maputo, oltre che per i motivi già sopramenzionati, per la presenza nella capitale mozambicana del centro “Casa Matteo 25”, un progetto che- nella piena adesione alla “diplomazia evangelica” di Bergoglio- ha l’obiettivo di offrire sostegno e aiuto a persone che mancherebbero dei requisiti per accedere alle case di accoglienza, ma che necessitano comunque un aiuto immediato. Il viaggio ha, in sintesi, avuto origine in un paese in cui metà della popolazione vive al di sotto della soglia della povertà, per concludersi in un Paese che ha invece una stabile situazione economica, trainata dal turismo, e che quindi è polo attrattivo delle migrazioni Sud- Sud. Ecco che la scelta delle destinazioni non è per nulla casuale: la Santa Sede ha scelto luoghi che sono emblematici degli obiettivi della sua diplomazia, già enunciata dal cardinale Parolin a Potenza il 29 Giugno 2019, durante la festa dell’Avvenire, in un discorso incentrato sulla Cina, ma avente valenza globale in quanto riferito alle periferie mondiali.1 Secondo Parolin, infatti, la diplomazia di Bergoglio è caratterizzata da tre direttrici principali: ricerca e promozione della pace attraverso il rispetto dei valori di ordine e giustizia mondiali, il valore delle periferie come centro di imputazione privilegiata di interessi non solo d’Europa, a cui l’Africa è strettamente legata non foss’altro che per l’irrisolta questione migratoria, ma del mondo intero, ed infine la proattività della Chiesa nella prevenzione e gestione efficace delle crisi. Tali linee guida sono state ispiratrici dei discorsi di Francesco ad Antananarivo e a Port Louis, incentrati sui temi dell’accoglienza, dello sviluppo sociale e della lotta alla corruzione.

Ma il risultato più interessante della spedizione sub-Sahariana è probabilmente l’invito di Sua Santità, per il 14 Maggio 2020, rivolto ai vari livelli di governo e agli esponenti dei vari settori disciplinari e della ricerca a ricostruire il “Patto educativo Globale”, funzionale alla nascita di un “nuovo umanesimo”. 1Il video messaggio del Santo Padre, parte proprio da un proverbio africano, che recita che “per educare un bambino serve un intero villaggio”. La scelta dell’educazione, come terreno su cui realizzare un patto globale, è sempre stato un argomento prioritario nella Chiesa. E la proposta del Pontefice riprende e rilancia principi che hanno sempre guidato la comunità cristiana nel suo impegno formativo nelle istituzioni scolastiche a qualsiasi livello, nonché nei progetti di educazione informale e nei percorsi di dialogo interreligioso e interculturale, che sono gli strumenti privilegiati per la realizzazione degli obiettivi della diplomazia pontificia, e che si rifanno al più complesso sistema dei Millenium Development Goals, per cui il continente africano risulta ancora molto indietro rispetto all’accesso ad una educazione inclusiva ed efficiente . Inoltre, il Pontefice ha inteso valorizzare e mettere in luce lo sforzo che gli attori e gli organismi internazionali stanno compiendo per assicurare un futuro migliore alle giovani generazioni, e proprio ai giovani si è rivolto in modo particolare, invitandoli caldamente a partecipare al dialogo.

Il coordinamento del progetto è stato affidato dal Papa alla Congregazione per l’educazione cattolica in collaborazione con altri dicasteri competenti. L’avvenimento, che si svolgerà nel quinto anniversario dell’enciclica “Laudato si”, verrà preceduto da una serie di seminari relativi all’area dei diritti umani e delle scienze della pace, a quella del dialogo tra le religioni, ai temi riguardanti il patto educativo tra giovani e adulti, il patto con la natura e con l’ambiente, i temi della democrazia, dell’economia, della cooperazione internazionale, gli aspetti dell’educazione informale e quelli concernenti i migranti e i rifugiati. Il nuovo umanesimo di Francesco è quindi una nuova linea guida della diplomazia pontificia, che cerca di imporsi come centro di innovazione della diplomazia mondiale. Un umanesimo che metta al centro non solo un uomo, ma un uomo consapevole del suo rapporto con il prossimo, e con l’ambiente, nel rispetto della “casa comune delle popolazioni”, e dei diritti umani basilari riconosciuti nella loro interezza.

 

1- https://www.avvenire.it/attualita/pagine/festa-di-avvenire-il-cardinale-parolin

2- http://www.osservatoreromano.va/it/news/ricostruire-il-patto-educativo-globale

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