Il mistero della spia CIA a Mosca

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Avrebbe un nome e un cognome ben definiti la presunta spia della CIA al Cremlino: si tratterebbe, a detta del Kommersant, di Oleg Smolenkov, stretto collaboratore dell’ex ambasciatore russo a Washington Yuri Ushakov, habitué delle stanze del Cremlino dove si decide la politica estera russa. Secondo la ricostruzione della CNN e del New York Times, Smolenkov avrebbe svolto un ruolo assai sensibile in un periodo burrascoso nelle relazioni bilaterali tra Mosca e Washington. In particolare, sarebbero state le dettagliate indiscrezioni sulle interferenze del Cremlino nelle elezioni statunitensi del 2016 (la genesi del “Russiagate”) ad aver fatto maturare ai dirigenti della CIA la decisione di privarsi di un loro uomo-punta a Mosca, ritenuto in una posizione troppo rischiosa per la sua incolumità personale. Inoltre, la situazione si sarebbe aggravata in seguito ad un colloquio tra Trump e il ministro degli esteri russo Lavrov nello Studio Ovale, dove “The Donald” avrebbe svelato ulteriori informazioni riservate ai russi (cosa che, secondo le parti in causa interpellate, non sarebbe mai avvenuta).

A quanto sembra, Smolenkov avrebbe lasciato la Russia all’inizio del 2017, e da lì, dopo una breve sosta in Montenegro nel giugno dello stesso anno, non si hanno più informazioni sui suoi spostamenti. Sia la Casa Bianca e la CIA, da una parte, che il Cremlino, dall’altra, hanno fermamente negato la ricostruzione giornalistica. In particolare, il portavoce presidenziale Dmitry Peskov ha negato che Smolenkov facesse parte della cerchia dei sodali del presidente Putin, mentre la portavoce del ministero degli esteri, Maria Zakharova, ha accusato la CNN di “alimentare in maniera deliberata la russofobia negli Stati Uniti” utilizzando fake news propagandistiche. Pare inoltre che Smolenkov fosse stato licenziato ancora prima di lasciare il Paese, secondo le dichiarazioni di Peskov.

L’unica cosa realmente certa dell’intera situazione è la posizione controversa di Smolenkov, il cui ruolo di delatore in favore di Langley non è stato né confermato né smentito dalle autorità russe, che tuttavia hanno lasciato intendere (facendo riferimento al suo licenziamento) che l’uomo avesse agito in modo da destare sospetto nella sua cerchia. Particolare è inoltre il paradosso per cui, a fronte di informazioni assai minuziose sulla persona della presunta spia (tali da mettere seriamente a repentaglio la vita propria e dei familiari), non si sappia alcunché di Smolenkov da più di due anni. Circostanze assai peculiari, che paiono conferire quantomeno verosimiglianza alla versione giornalistica.

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