Il World Economic Forum sullo sfondo della crisi Nigeria Sudafrica

Dal 4 Settembre a Città del Capo, è in corso il World Economic Forum. Al centro del dibattito la ricerca di modelli di sviluppo in grado di favorire l’integrazione economica, la cooperazione tra i Paesi africani e maggiori investimenti infrastrutturali. Il Presidente dello Zimbabwe ha dichiarato “Non in un solo Paese, ma in tutta la regione, dobbiamo parlare di integrazione in modo che la mentalità del, quello che dipende da me si ferma lì, venga rimossa”. Dobbiamo allontanarci dal concetto passato di comunità separate”. Anche Obiageli Ezekwesili, fondatore della campagna Bring Back Our Girls, si è pronunciato affermando l’importanza di elaborare un nuovo patto sociale tra i leader politici e i cittadini dei Paesi africani, in grado di superare gli attriti e aumentare la fiducia di questi ultimi verso le istituzioni. Tuttavia, nonostante il clima apparentemente propositivo tra i leader politici, non è possibile trascurare il contesto difficile in cui si sta svolgendo il Forum. Da circa una settimana, infatti, il Sudafrica è teatro di violenti attacchi contro i cittadini stranieri e le loro attività commerciali. Sono stati saccheggiati diversi negozi, nelle periferie di Malvern e Jeppestown, a sud di Johannesburg e a Pretoria. Nonostante il tentativo iniziale delle autorità di negare la natura xenofoba degli atti, resta palese come questi siano stati indirizzati esclusivamente verso gli immigrati e le loro proprietà. Una ragione potrebbe essere la disoccupazione elevata e il malcontento generale che spinge parte della popolazione a percepire le comunità straniere, presenti in Sudafrica, come una minaccia.

L’ondata di violenza ha innalzato la tensione con la comunità nigeriana, particolarmente numerosa in Sudafrica, che è scesa in piazza per protestare con gli attacchi subiti, attaccando il supermercato della compagnia Shoprite, rivenditore di generi alimentari sudafricano tra i leader del continente. Il Presidente Cyril Ramaphosa, ha commentato duramente le azioni attraverso un video postato sui suoi profili social: “Condanno nei termini più assoluti tutti gli atti di violenza ingiustificata che si stanno diffondendo in diverse province del nostro Paese. Oggi convocherò i ministri del gruppo di sicurezza per assicurarmi che questi episodi vengano tenuti sott’occhio e siano subito arrestati i responsabili”. Tuttavia, nonostante i tentativi di ripristinare una situazione di stabilità, quest’ondata di violenza si è trasformata in una vera e propria crisi diplomatica tra il Sudafrica e la Nigeria. Il primo, ha ritirato le proprie rappresentanze diplomatiche da Lagos e Abuja, mentre la Nigeria, seguita da Repubblica Democratica del Congo, Ruanda e Malawi, si è ritirata dal Forum come segno di protesta.  Uno scenario che mostra sia che il Sudafrica dovrà fare i conti, forse ancora per molto, con il suo passato ingombrante, che l’esistenza, nonostante i proclami, di fratture nella Regione, che necessitano di uno sforzo maggiore delle buone intenzioni.

Giusy Monforte

Cari lettori, ho il piacere di presentarmi, sono Giusy Monforte, analista dell’Istituto Analisi Relazioni Internazionali (IARI).
La mia passione per la geopolitica è iniziata a Catania, dove mi sono laureata in Politica e Relazioni internazionali. Successivamente mi sono spostata a Napoli, città che mi ha letteralmente incantata per la sua capacità di restare fedele alle sue radici identitarie pur guardando verso l’Europa. A Napoli ho conseguito una laurea magistrale in Studi Internazionali presso “L’Orientale”, dedicando particolare attenzione al mondo arabo e al diritto islamico, con il fine di inquadrare quest'ultimo nelle scienze giuspubblicistiche. Dopo la laurea ho continuato i miei studi e non ho mai smesso di scrivere: ho collaborato con diverse riviste di geopolitica.
Ho avuto la fortuna di salire a bordo di questo Think Tank sin dall’inizio riuscendo, in questo modo, a dare il mio contributo dalle sue prime manovre e a crescere professionalmente insieme ad esso. Allo IARI mi occupo soprattutto di temi afferenti al costituzionalismo in Africa e negli Stati a maggioranza musulmana.
La mia curiosità verso il mondo si riversa probabilmente anche nelle altre attività.
Dedico il resto del mio tempo alla ricerca delle scoperte musicali e vado spesso ai Festival che ti permettono di spaziare dal dreampop alla Jazztronica, senza sembrare una persona confusa, e a condividere, contemporaneamente, la passione per la musica con persone provenienti da tutto il mondo. Amo viaggiare, oltre che fisicamente, anche attraverso il cinema: seguo con particolare interesse il cinema iraniano e coreano, ma confesso che il mio cuore appartiene al canadese Xavier Dolan.
La parola che odio di più è etnocentrismo: spesso si ignora che non esiste solo una prospettiva e che la realtà ha diverse facce se imparassimo a guardarla con gli occhi degli altri.
La mia parola preferita, invece, è prònoia: perché l’universo può giocare anche a nostro favore ma a volte lo dimentichiamo

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