Le complicate relazioni tra Stati Uniti ed Ucraina ad un crocevia. Quali sono gli interessi reciproci, i fattori di pressione e la posta in gioco?

Lo scorso 27 agosto, il Consigliere per la Sicurezza nazionale USA, John Bolton, si è recato a Kiev per discutere con il suo omologo ucraino, Danylyuk, di sicurezza nazionale, integrazione euro-atlantica e transazioni commerciali internazionali. Dopo aver partecipato al funerale per la commemorazione dei soldati ucraini caduti nella guerra contro i russi nel Donbass orientale, Bolton ha tenuto un bilaterale con la sua controparte ucraina. Tema principale sono stati i rapporti commerciali tra Ucraina e Cina. Nella più ampia strategia statunitense di “fare terra bruciata” intorno al nemico cinese, Bolton ha avvertito sui rischi alla sicurezza nazionale derivanti da. In particolare, si vuole cercare di dissuadere le autorità ucraine dal vendere il colosso aerospaziale Motor Sich all’impresa cinese Beijing Skyrizon Aviation. Ma non solo: il progetto della “One Belt one road initiative” e la costruzione della rete 5G ad opera di Huawei aspettano la risposta definitiva dell’Ucraina, e Bolton sta mettendo in campo tutti gli sforzi persuasivi per convincere le autorità ucraine a bloccare i due progetti infrastrutturali. “Questi progetti sono una minaccia all’indipendenza delle economie più deboli”, ha detto Bolton alla stampa ucraina.

Successivamente all’incontro di Kiev, il Presidente Trump ha annunciato il blocco temporaneo dell’erogazione di aiuti militari dal valore di 250 milioni $ verso l’Ucraina (il programma Ukraine Security Assistance Initiative). Motivazione ufficiale: “dobbiamo assicurarci che il nostro denaro venga utilizzato negli interessi degli Stati Uniti”. Gli aiuti in assistenza militare, votati dal Congresso, annunciati a giugno e adesso oggetto di revisione da parte dell’équipe della National Security Agency, rappresentano una leva di politica estera fondamentale nelle mani degli Stati Uniti, poiché l’Ucraina deve far fronte alle minacce contro la sua integrità e stabilità territoriale provenienti dalla Russia. Migliaia di soldati ucraini hanno perso la vita in Crimea e nel Donbass orientale e una cospicua quantità di armamenti è stata sequestrata dalle forze di occupazione russe.

Così il sostegno militare statunitense si presenta come questione dirimente di sicurezza nazionale per l’Ucraina; tuttavia non è ancora chiaro se lo sia anche per gli USA: le ambiguità nel rapporto con la Russia di Putin (Trump ha recentemente affermato di auspicare il ritorno del G8 con la presenza russa) e la contrarietà all’intromissione cinese nell’economia ucraina si presentano come due fattori di attrito nella definizione della politica estera di Washington e Kiev. Ad oggi, in conclusione, la discussione ruota intorno alla coincidenza tra gli interessi nazionali statunitensi e quelli ucraini. Qualora dovessero prendere direzioni diverse, sarebbe la Russia di Putin a trarne un prezioso vantaggio.

Emanuele Gibilaro

Classe 95, analista di politica estera USA, membro del direttivo IARI e brand ambassador. Studente magistrale in Relazioni Internazionali (indirizzo Diplomazia e Organizzazioni internazionali) presso l’Università degli Studi di Milano. Ho conseguito la laurea triennale in “Storia, politica e Relazioni internazionali” a Catania- città di cui sono originario- con una tesi sul rapporto tra giornalismo e comunicazione politica durante alcuni eventi salienti della storia contemporanea di Italia e Stati Uniti.
Per IARI mi occupo di politica estera e interscambio diplomatico degli Stati Uniti con i principali attori internazionali. Ma anche di questioni energetiche e sicurezza nazionale. Approfondisco tali tematiche da diversi anni, in un’ottica che contempera dimensione giuridica, storica, diplomatica, militare ed economica.
Ho sposato il progetto IARI fin dal primo giorno della sua fondazione, perché ho visto un gruppo affiatato, competente e motivato a creare una realtà che diventasse un punto di riferimento per il mondo accademico italiano, ma anche per chi desidera avere un quadro sulla politica e i fenomeni internazionali. Abbiamo scelto il formato di think tank specializzato in quanto fenomeni complessi come quelli internazionali meritano un’elaborazione analitica, precisa e pluridimensionale, che non semplifichi le questioni con ideologie e luoghi comuni (così come spesso accade nelle testate giornalistiche del nostro Paese). Pertanto, l’analista deve mettere le sue competenze a disposizione del lettore, individuando possibili scenari e fornendo a chi legge tutti gli elementi necessari alla formazione di un’opinione.

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