Sovranismo italiano: esperimento fallito?

Sergio Mattarella si è espresso: Giuseppe Conte a distanza di pochi giorni si ritrova nuovamente al centro dell’attenzione, sembra proprio che tocchi ancora a lui dirigere la nuova squadra di governo con le due forze politiche che saranno le sue principali sostenitrici: Movimento 5 Stelle e Partito Democratico. È curioso notare come lo scenario politico italiano sia stato totalmente stravolto nell’arco di appena un mese, passando da alleanza Lega-M5S a PD-M5S, considerando soprattutto come il Partito Democratico sia uscito annientato dalle elezioni di poco più di un anno fa. Che cosa aspettarsi dal Conte-bis? Il premier ha innanzitutto parlato di “novità”, chiaramente ci attendono nomi nuovi che andranno a costituire le nuove “colonne” del governo.

Intendiamoci, non possiamo certo ancora comprendere per filo e per segno quali saranno nel dettaglio i piani del nuovo governo, ma dalle parole di Conte non può che trapelare un significato quantomeno curioso e forse bizzarro considerando come l’indirizzo politico italiano sia drasticamente cambiato (da Conte a Conte, paradossalmente) nell’arco di 14 mesi. Il premier ha accettato l’incarico con riserva, quali sono i temi principali da lui toccati nel suo primo discorso? Si è parlato di istruzione, di innovazione, di infrastrutture, politiche ambientali ed energie rinnovabili, rivalutazione del Mezzogiorno, abbassamento delle tasse, maggior rilievo al ruolo dell’Italia nello scenario politico internazionale. Tutti temi importanti e ampiamente condivisibili (in fondo difficilmente si sente parlare di programmi politici “brutti” a priori), ma non sono temi che rispecchiano il desiderio della maggioranza. Non si è parlato di sicurezza; non si è parlato di immigrazione (tema, piaccia o meno, FONDAMENTALE nell’opinione pubblica italiana); è stata chiaramente evidenziata l’importanza del ruolo italiano in Europa, quella stessa Europa che fino a poco più di un anno fa è stata il “nemico” che ha cementificato i consensi del governo giallo-verde. In poco meno di un mese il “linguaggio” della politica italiana è stato letteralmente stravolto, ma la cosa curiosa non è tanto il cambio di linea repentino del governo, bensì ciò che sta alla base di questo nuovo “bizzarro” (M5S e PD assieme? Chi l’avrebbe mai detto fino a poco tempo fa?) corso degli eventi.

Andare al voto avrebbe significato molto probabilmente (stando ai sondaggi attuali) consegnare l’Italia alla Lega di Matteo Salvini, troppo forte è il consenso della Lega per essere ignorato, e questo lo sapevano tutti, soprattutto coloro che vogliono creare questo nuovo governo, forze politiche che fino a pochissimo tempo fa erano come il gatto e il topo se non peggio. “Cosa non si farebbe per salvare le poltrone” potrebbe dir qualcuno, ma poniamoci anche un’altra domanda a questo punto: “cosa non si farebbe per bloccare il volere popolare?”. Quindi ci si può chiedere ancora: “Può l’Italia permettersi di ascoltare il voto popolare?” L’esperimento sovranista è fallito? Basta andare a guardare le “reazioni” in Europa in seguito alla fuoriuscita di Salvini, basta osservare le dichiarazioni di Schultz (vice-cancelliere tedesco) riguardo la nuova linea da lui definita progressista intrapresa dal governo italiano. È meglio ascoltare il popolo o far “strizzare l’occhio” ai vicini europei? Il M5S si è “venduto” al PD per buonsenso o malafede? Gli ultimi 14 mesi sono stati un errore o no? Il movimento sovranista italiano ha fallito o è stato sabotato? Temi cari alla popolazione quali sicurezza, immigrazione, autonomia ecc. sono di primaria importanza o l’Italia deve prima pensare a “farsi buona” l’Europa?

Forse si potrebbe dire che poco più di un anno fa si è scelto di dare “una chance” ai desideri del popolo con la nascita del governo giallo-verde, ora improvvisamente questa chance gli viene tolta, che sia per intrighi di palazzo o per il bene del Paese non ci è dato saperlo se non alla luce dei risultati futuri. È quindi morta l’idea del movimento sovranista in Italia? Forse per il popolo no, ma per lo Stato sì.

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