I Greci di Alessandria alla conquista dell'Africa Nera con l'aiuto di Atene e Nicosia

Il Patriarcato Greco-Ortodosso di Alessandria d’Egitto ( Πατριάρχείον Αλέξανδρείασ) è una antica Chiesa autocefala ortodossa orientale in comunione con la Chiesa sorella di Costantinopoli. Separata dal patriarcato Copto (ovverosia egiziano) di Alessandria d’Egitto si differenzia da questo a causa del riconoscimento del Patriarca di Costantinopoli a primus inter pares tra le Chiese ortodosse, a causa delle differenza del rito e della provenienza etnica dei fedeli. Il patriarcato Greco-Ortodosso infatti, a differenza di quello Copto, è la Chiesa della minoranza cristiana di origine greca (minoranza che risale ai tempi di Alessandro Magno) mentre i Copti discendono dagli antichi egizi. Tradizionalmente tra le Chiese maggiori dell’ortodossia, quella greco-alessandrina nacque a seguito della scissione con quella copta del VI-VII secolo che divise il Patriarcato che fa risalire le sue origini a San Marco evangelista in persona.

Dopo secoli di travaglio (specie sotto il dominio arabo dopo la prima conquista islamica) e convivenze che hanno sempre oscillato tra ostilità e tolleranza con la maggioranza musulmana e la ben più vasta minoranza copta, i greci di Alessandria hanno ritrovato dall’ottocento un ruolo chiave nel panorama dell’evangelizzazione mondiale a causa di un aumento esponenziale del proprio numero causato dall’afflusso di greci levantini da Siria, Libano e Palestina in città, i quali hanno rimpolpato una comunità oramai molto fragile. Con le spedizioni europee in Africa il continente nero diventava sempre più noto agli occidentali e in un simile panorama i greco-alessandrini che da secoli vivevano a cavallo tra Medio Oriente, Levante e Africa cercarono sin da subito di inserirsi. Le migrazioni greche in Africa aiutarono sin da subito la penetrazione del Patriarcato in tutto il continente sino in Rhodesia e nell’Africa meridionale.

Ospitati infatti dalle autorità imperiali britanniche i migranti greci giungevano in Africa alla ricerca di fortune nelle colonie inglesi con il benestare di Londra che necessitava di coloni bianchi che fossero dal loro punto di vista più civilizzati delle popolazioni indigene ma non sufficientemente istruiti per sottrarre posti di lavoro ai cittadini britannici delle amministrazioni coloniali. Seguendo questa scia dell’immigrazione il patriarcato alessandrino è arrivato a creare diocesi e metropoli sparse per tutta l’Africa nera avocando per sè stesso il ruolo di Patriarcato Greco-Ortodosso di Alessandria e di tutta l’Africa dal 1922. Con un clero costituito, allora come oggi, perlopiù da greco-ciprioti e greci successivamente negli anni della decolonizzazione anche grazie all’Arcivescovo Makarios Presidente di Cipro e convinto anti colonialista, dagli anni 50′ la Chiesa Greco-Ortodossa ha iniziato a evangelizzare sempre più le popolazioni di colore arrivando a fare battesimi in massa in paesi come il Kenya.

I greco-alessandrini a differenza dei missionari cattolici, anglicani o protestanti potevano (e possono) inoltre vantare una nobilissima e millenaria storia da Chiesa africana per il loro patriarcato e molti di loro provengono dall’Egitto e ciò lì ha aiutati a costruire col tempo un enorme feeling con le popolazioni dell’Africa nera rispetto agli europei percepiti come maggiormente distanti (specialmente inglesi e francesi). Le iniziative caritatevoli ramificate sono state, inoltre, estremamente preziose assieme alle attività di alfabetizzazione portate avanti dalla Chiesa in aree povere di paesi come Zimbabwe, Sudafrica, Tanzania o Kenya. Negli ultimi decenni inoltre intense attività di apostolato hanno portato al massimo storico il numero dei fedeli del Patriarcato, 300.000 circa sono infatti i greco-alessandrini egiziani mentre 1 milione e 200.000 persone invece sono africani sub sahariani.

Con la propria opera di evangelizzazione il Patriarcato ha portato il rito e la liturgia greca anche in ex colonie inglesi o francesi dove le popolazioni locali a differenza che in altre località come la ex Rhodesia non avevano mai visto un solo greco. Nonostante ciò tuttavia la liturgia è stata adattata nelle varie lingue locali e persino in inglese e francese pur mantenendo i rituali greci, in quello che è un forte spirito identitario e tradizionalista che ha saputo adattarsi e rinnovarsi. A sostegno di Alessandria ovviamente anche i due paesi ellenici, Grecia e Cipro da sempre intenzionati ad usare le comunità greche oltreconfine per aumentare il soft power e il prestigio del paese nel mondo e nella propria regione. Con un’Africa sempre più protagonista del panorama internazionale, il patriarcato Greco-Ortodosso di Alessandria per Atene può rivelarsi un importante legame col continente nero, un legame in grado di gettare ponti culturali con le popolazioni locali, preludio da sempre di ricchi affari politici ed economici. Non a caso il neopresidente greco, Mitsotakis poche settimane dopo la sua elezione ha ricevuto nell’Ellade il Patriarca Teodoros II come un vero e proprio capo di stato discutendo di finanziamenti alla Chiesa per patrocinare le sue crescenti diocesi ed opere di bene.

In particolare Atene supporterà ad Alessandria la creazione di un grande centro culturale intitolato ad Alessandro Magno volto a sviluppare l’eredità ellenica in Egitto e approfondire i legami tra i due importanti paesi mediterranei, culle entrambe di nobili civiltà che proprio sotto il condottiero macedone si sono intersecate come non mai. Poche settimane fa Teodoros II è stato ricevuto ancora con tutti gli onori a Nicosia, a Cipro dal presidente Anastasiades il cui gabinetto patrocina le opere del Patriarcato e ha affermato la volontà di creare un centro culturale a Geri oltre allo stabilire ponti tra la città fondata da Alessandro Magno e Cipro, anche in virtù delle comunità cipriote che vivono (e ritornano dal) Nordafrica. I ciprioti ritengono infatti che Teodoros II possa essere un fattore di stabilità in Nordafrica a protezione delle minoranze greche speciale di quelle cipriote.

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