Insicurezza e imprevedibilità: l'ultimo avvertimento di Teheran internazionalizza la "Crisi delle Petroliere"

Prosegue, in un crescendo di minacce reciproche e tensioni in mare, la contrapposizione tra Stati Uniti e Iran sul commercio di petrolio iraniano. Nonostante i tentativi di mediazione di Francia, Germania, Giappone ed Oman, nessuna delle due parti in conflitto sembra pronta ad un’intesa. A dimostrazione di ciò, le ultime parole del Presidente Rouhani suonano come l’ultimo avvertimento tanto nei confronti di Washington quanto nei confronti di tutta la comunità internazionale.

“Se le esportazioni di petrolio dell’Iran verranno ridotte a zero, le vie navigabili internazionali non avranno la stessa sicurezza di prima”. Gli fanno eco gli affondi del Ministro degli esteri Zarif, in questi giorni impegnato a Stoccolma per discutere il rilascio della nave cisterna britannica Stena Impero, sequestrata in prossimità delle acque territoriali iraniane in ritorsione all’analoga confisca della petroliera iraniana nelle acque di Gibilterra (nave già rilasciata settimana scorsa, malgrado il disappunto statunitense, dalle autorità britanniche). “La reciproca imprevedibilità porterà al caos. Il presidente Trump non può aspettarsi di essere imprevedibile e che gli altri siano prevedibili. L’imprevedibilità porterà a imprevedibilità reciproca, e l’imprevedibilità è caotica”, ha detto Zarif.

Inoltre l’Iran non ha accettato di buon grado la missione internazionale guidata dagli USA per proteggere le navi mercantili che transitano nel Golfo Persico. Gran Bretagna, Australia e Bahrein hanno già risposto positivamente all’invito statunitense, unendosi alle operazioni nello Stretto di Hormuz, quel crocevia fondamentale per il transito delle risorse energetiche divenuto, ancora una volta, uno dei punti più caldi del globo.

Come detto, insicurezza e imprevedibilità governeranno le evoluzioni della contrapposizione USA-Iran. Le potenze mondiali, in particolare quelle europee e i giganti asiatici, rimangono alla finestra, consapevoli che dovranno implementare gli sforzi diplomatici per la messa in sicurezza delle rotte di transito delle risorse energetiche.  Tutti gli attori internazionali vogliono scongiurare un punto di non ritorno, che sarebbe un’altra minacciosa freccia nell’arco dello spauracchio chiamato recessione.

Emanuele Gibilaro

Classe 95, analista di politica estera USA, membro del direttivo IARI e brand ambassador. Studente magistrale in Relazioni Internazionali (indirizzo Diplomazia e Organizzazioni internazionali) presso l’Università degli Studi di Milano. Ho conseguito la laurea triennale in “Storia, politica e Relazioni internazionali” a Catania- città di cui sono originario- con una tesi sul rapporto tra giornalismo e comunicazione politica durante alcuni eventi salienti della storia contemporanea di Italia e Stati Uniti.
Per IARI mi occupo di politica estera e interscambio diplomatico degli Stati Uniti con i principali attori internazionali. Ma anche di questioni energetiche e sicurezza nazionale. Approfondisco tali tematiche da diversi anni, in un’ottica che contempera dimensione giuridica, storica, diplomatica, militare ed economica.
Ho sposato il progetto IARI fin dal primo giorno della sua fondazione, perché ho visto un gruppo affiatato, competente e motivato a creare una realtà che diventasse un punto di riferimento per il mondo accademico italiano, ma anche per chi desidera avere un quadro sulla politica e i fenomeni internazionali. Abbiamo scelto il formato di think tank specializzato in quanto fenomeni complessi come quelli internazionali meritano un’elaborazione analitica, precisa e pluridimensionale, che non semplifichi le questioni con ideologie e luoghi comuni (così come spesso accade nelle testate giornalistiche del nostro Paese). Pertanto, l’analista deve mettere le sue competenze a disposizione del lettore, individuando possibili scenari e fornendo a chi legge tutti gli elementi necessari alla formazione di un’opinione.

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