L'agenda politica dell'Albania vira verso la diaspora

L’Albania è un paese che ha conosciuto due grandi diaspore: una tra il XV e il XVIII secolo, durante la dominazione ottomana, e dopo il 1991, in seguito alla caduta del blocco sovietico.Il primo flusso migratorio albanese vide come destinazione principalmente l’Italia meridionale, quando gli albanesi “arbresh” migrarono in Puglia, Calabria e Sicilia dove fondarono villaggi in cui la cultura, lingua e tradizioni delle comunità albanesi sono stati conservati fino ai giorni nostri.La migrazione più recente, invece, ha visto i cittadini albanesi dirigersi massicciamente verso Germania, Turchia e, di nuovo, Italia. Specialmente i flussi diretti in Italia sono stati dovuti al forte impatto politico ed economico italiano in Albania.

L’Italia, infatti, è il primo partner commerciale e il primo investitore nel paese, presentando importanti investimenti negli emittenti televisivi e nell’istruzione, estremamente importanti per il soft power italiano in Albani, rendendo anche la diffusione della lingua italiana una delle motivazioni del massiccio flusso migratorio diretto verso l’Italia.La popolazione albanese, dunque, rimane una delle più diffuse in Europa, contando 1,5 milioni di persone di etnia albanese. Altro discorso per la regione Balcanica, che vede la presenza di 6 milioni di albanesi di cui 3 milioni risiedono in Albania, mentre i restanti 3 milioni sono divisi principalmente tra Kosovo, Macedonia, Montenegro e, in misura minore, in altri paesi della regione. È palese, dunque, che l’Albania, se confrontata con il resto d’Europa, ha perso un numero spropositato di abitanti, motivo per il quale dal 2016 il governo albanese ha deciso di volgere molte delle sue politiche nei confronti della diaspora per lo sviluppo dell’Albania.Parte di queste politiche di riavvicinamento alla diaspora, è il nuovo disegno di legge adottato da Tirana, che prevede che tutti i cittadini stranieri di etnia albanese, di massimo terza generazione, potranno avere un accesso facilitato alla cittadinanza albanese se in grado di dimostrare le proprie origini.Le recenti politiche di integrazione della diaspora albanese da parte di Tirana possono trovare due tipi di spiegazioni.

La prima concerne un problema di tipo economico, in quanto l’Albania è un paese che fa grande affidamento sulle rimesse degli albanesi che lavorano all’estero, dal momento che proprio le rimesse costituiscono il 18% del PIL albanese. Politiche di integrazione della diaspora porterebbero ad un accrescimento non solo delle rimesse, ma anche di investimenti nel paese.La seconda motivazione potrebbe risiedere nella retorica pan-albanese che storicamente fa ossessivamente parte del popolo dell’Albania. Prima nei confronti del Kosovo, poi della Macedonia, l’ideologia nazionalista albanese risiede principalmente nell’idea della “Grande Albania” che, appunto, sostiene l’unione di tutti i popoli albanesi in Macedonia e Kosovo e dei rispettivi territori all’interno di una unica e grande entità politica e territoriale.Al di là delle retoriche nazionaliste che sicuramente influenzano l’agenda politica interna ed estera dell’Albania (se consideriamo ad esempio le cicliche minacce populiste nei confronti della Serbia di un’unione con il Kosovo al fine di creare una Grande Albania), l’Albania, però, dovrebbe concentrare le proprie forze più nella riforma contro la corruzione e in manovre economiche per migliora il livello finanziario del paese, onde evitare un’ulteriore perdita di capitale umano.

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